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Rinnovabili, pannelli solari più efficienti? L’aiuto arriva dai peperoncini

La capsaicina, la sostanza responsabile del sapore piccante della bacca, nelle celle solari aumenta la capacità di convertire i raggi in elettricità

La ricetta giusta per pannelli solari più efficienti potrebbe includere anche il peperoncino. Sì, proprio il peperoncino che utilizziamo per gli spaghetti aglio e olio oppure nei piatti messicani. Un gruppo di ricercatori ha infatti scoperto che la capsaicina, il composto chimico che produce in bocca la sensazione piccante tipica di questa pianta, aiuta i pannelli ad assorbire l’energia solare in maniera più efficiente.

La capsaicina, sostanza chimica responsabile della sensazione piccante del peperoncino, rende più efficienti i pannelli solari

Perché migliora le performance

Scendendo nel dettaglio, la capsaicina migliora le celle solari di perovskite, il minerale che negli ultimi anni è stato introdotto per la creazione di una nuova generazione di impianti. La sostanza espande i cristalli del materiale attivo, permettendole di trasportare più elettricità. Ma l’aspetto ancora più importante è che il numero di elettroni aumenta notevolmente (di solito c’è un deficit), modificando il modo in cui le celle lavorano e rendendo possibile la conversione di una maggiore quantità di raggi solari in elettricità. Quello degli elettroni è un fenomeno simile a quello che si genera sulle nostre lingue quando mangiamo un piatto piccante.

Come funziona la ricerca

Il parallelo con il mondo della cucina non è casuale. Sebbene il processo che ha condotto gli esperti a questa scoperta sia sconosciuto, la ricerca in questo campo, che si muove tra i settori della fisica, della chimica e delle scienze dei materiali, segue un approccio simile a quello che si adotta ai fornelli. È la tecnica “what if”, ovvero “cosa accade se”. Con questo metodo si testano un gran numero di sostanze chimiche. Ovviamente, non si avanza in maniera casuale, ma si parte da solidi presupposti collegati alle caratteristiche di un composto, accompagnata da un pizzico di curiosità. A spiegarlo è Jon Mejor, ricercatore dello Stephenson Institute for Renewable Energy (Università di Liverpool) su The Conversation.

Il pannello-torta

La costruzione di una cella solare va immaginata un po’ come la preparazione di una torta, spiega Mejor. Le celle sono costituite da più livelli impilati l’uno sull’altro. Così come un dolce è fatto a strati. Una volta composta l’intera struttura è difficile prevedere quale sarà la performance complessiva se è stato effettuato un cambiamento su una delle parti.

Se si modifica il livello A (la base della struttura) aggiungendo qualcosa, anche i livelli B, C  e D sopra di esso avranno probabilmente un comportamento diverso. Allo stesso modo, se agisco sul livello C, potrei dover rivedere le parti A e B e capire cosa succederà alla D. Il modo per capirlo è sperimentare, assemblare e testare l’impianto finito.

Così avviene nella lavorazione di un dessert. Per scoprire cosa succederà dopo l’integrazione di un ingrediente nuovo, il test migliore sarà cucinare quella torta e assaggiare la torta dopo il passaggio in forno. Provarlo a lavori ancora in corso e cercare di fare delle previsioni su quale sarà il gusto finale non darebbe le stesse certezze.

Una soluzione da approfondire

La capsaicina non è dunque una trovata pubblicitaria per esaltare l’energia solare e i pannelli. Mejor spiega che il cibo che mangiamo, proprio come le celle solari, è un mix di composti chimici diversi. Quindi, un ingrediente potrebbe andare bene  sia per una ricetta, sia per i componenti dei pannelli. Il principio attivo dei peperoncini, insomma, potrebbe essere una delle soluzioni da approfondire per migliorare le performance delle infrastrutture che catturano i raggi del sole.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food