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Rimboschimento: la biodiversità è più importante del numero di alberi

L’allarme lanciato dagli esperti: nelle opere di rimboschimento serve più biodiversità o il rischio è il fallimento.

Quando si parla di rimboschimento la prima cosa che cattura l’attenzione è il numero di nuovi alberi. Fa sempre piacere sapere che migliaia se non milioni di nuovi alberi sono stati piantati. Eppure, come spiegano gli esperti del Centro Internazionale per l’Agricoltura Tropicale (CIAT), la quantità non è tutto. Al contrario, tra i fattori spesso trascurati ce ne sarebbe uno fondamentale: la biodiversità.

rimboschimento

Rimboschimento: non solo il numero di alberi

Ogni anno spariscono dal pianeta qualcosa come 10 milioni di ettari di foresta. Dal 2011 con la Bonn Challenge, la “Sfida di Bonn”, i governi mondiali hanno deciso di impegnarsi al rimboschimento. L’obiettivo è piantare entro il 2030 almeno 350 milioni di ettari di nuove foreste. Eppure concentrarsi solo sulla quantità di alberi potrebbe essere più un problema che una soluzione. Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Frontiers in Forests and Global Change mostra come fondamentale sia invece anche la biodiversità. La Bonn Challenge infatti ha spinto molti governi e organizzazioni a puntare su alberi in grado di crescere rapidamente come eucalipto o teak. Eppure, secondo il genetista del CIAT Christopher Kettle ci sarebbero: “enormi problemi connessi alla mancanza di biodiversità” nei progetti di rimboschimento.

I rischi della mancanza di biodiversità

Per comodità e per ridurre i costi, le opere di rimboschimento spesso non considerano importante diversificare l’origine dei semi e delle piante. Spesso i semi dedicati ai progetti arrivano da piante geneticamente imparentate tra loro. Questo ridurrebbe enormemente la probabilità per gli alberi piantati di riprodursi in modo naturale. Non solo: la poca diversità genetica renderebbe le nuove foreste meno resistenti ai cambiamenti del clima e all’attacco di parassiti o malattie. A lungo termine, la mancanza di biodiversità iniziale potrebbe comportare il fallimento dell’intero progetto.

Nelle nuove opere di rimboschimento sarebbe quindi fondamentale considerare la biodiversità come fattore portante nonostante i costi iniziali decisamente più elevati. Il beneficio a lungo termine della diversità genetica non viene generalmente contato come “ritorno” sull’investimento iniziale. Secondo gli esperti è tuttavia una componente imprescindibile per ogni opera futura di rimboschimento e il suo valore andrebbe considerato tra i fattori chiave per il successo dell’opera.

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.