Rifiuti di plastica in mare, le cause più comuni che non ti aspetti
In mare ci sono ancora troppi rifiuti di plastica e, per quanto le leggi si evolvano, le cause del problema non cambiano. Secondo uno studio pubblicato in One Earth le principali fonti di spazzatura dispersa lungo le coste sono imballaggi di cibo e bevande, borse monouso e mozziconi di sigarette. Il quadro è critico in tutto il mondo e ora gli esperti chiedono strategie di intervento efficaci.

Quali sono i rifiuti di plastica più comuni in mare?
A tracciare una panoramica sui tipi di rifiuti di plastica più diffusi in mare ci ha pensato un team della University of Plymouth, che ha analizzato 355 ricerche sull’argomento condotte in 112 Paesi. Gli imballaggi di cibi e bevande sono stati annoverati nella top 3 della spazzatura più presente nel 93% degli Stati e nel 45% dei paper revisionati.
Il resto della classifica è la seguente:
- Tappi e coperchi sono in cima alla classifica nel 51% dei Paesi e nel 38% delle analisi
- Le bottiglie di plastica nel 51% dei Paesi e nel 34% degli studi
- I sacchetti di plastica nel 40% delle nazioni e nel 26% delle ricerche
- Le sigarette nel 38% degli Stati e nel 35% dei paper
- Gli attrezzi da pesca nel 34% delle nazioni e nel 31% dei lavori
Perché cibo e bevande pesano ancora così tanto?
Nel quadro dei rifiuti di plastica in mare ci sono categorie di spazzatura che pesano ancora troppo sul quadro dell’inquinamento. Il packaging alimentare e le confezioni delle bevande rientrano tra questi. il problema è che, per quanto le leggi limitino la produzione di plastica monouso di questo tipo, i controlli sono ancora troppo labili.
Varie tipologie di materiali vengono poi definiti riutilizzabili a livello di etichettatura ma finiscono per essere gettati via dopo un unico uso. La stessa problematica riguarda i sacchetti di plastica, speso trattati come monouso anche quando non lo sono. L’esportazione dei rifiuti fa per altro in modo che nemmeno l’entrata in vigore di norme coerenti faccia da garanzia di barriera contro determinati tipi di spazzatura.
Cosa si può fare per ridurre gli imballaggi sulle spiagge?
I ricercatori hanno specificato che ridurre la quantità di rifiuti di plastica in mare è compito sia delle autorità sia dei consumatori. La miglior chance a livello di comunità internazionale sono i negoziati relativi al Trattato Globale sulla Plastica. Per limitare la dispersione di simili materiali sulle coste è, infatti, ritenuto necessario intervenire alla radice del problema, limitandone la produzione.
Il riciclo non sembra infatti bastare in un mondo dominato dalla cultura dell’usa e getta. Gli studiosi sperano poi che il lavoro mostri quali siano gli hotspot su cui concentrarsi nelle singole realtà, dato che la situazione appare tutt’altro che omogenea. I consumatori sono invece chiamati a fare scelte più consapevoli, nonché a trasformare il riutilizzo in parte integrante della routine.
La situazione dei rifiuti di plastica in mare è drammatica anche per quanto riguarda il rilascio di microplastiche e nanoplastiche, che nel lavoro appena citato è stato analizzato. L’assunto di base è che queste vengano dal degrado di oggetti più grandi. Limitare la dispersione di questi ultimi permetterebbe dunque di intervenire anche sulla problematica “collaterale”.






