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Rifiuti e oceano, così la plastica entra nella catena alimentare

Lo studioso Richard Kirby è riuscito a filmare il momento in cui micro particelle di plastica vengono ingerite da del plancton.

Non è un mistero che esistano due enormi “isole di plastica” erranti per l’Oceano Pacifico e quello Atlantico, e il Pacific Trash Vortex in particolare si pensa abbia un’estensione compresa tra 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km², parliamo di minimo 3 milioni di tonnellate di sola plastica, a fronte di una stima pessimistica che arriva a contare 100 milioni di tonnellate di detriti. Dagli anni cinquanta questi rifiuti si accumulano su queste acque e hanno pian piano cominciato ad intaccare la salute della fauna marina, come le tartarughe che scambiano le vecchie buste di plastica per meduse, di cui vanno ghiotte, ed così, lentamente, che la plastica entra nella catena alimentare

Plastic ocean island

Un problema “minuscolo”

A preoccupare i ricercatori però ultimamente non è tanto la spazzatura grossolana, quella con cui animali di medie o grandi dimensioni possono ingerire, nel migliore dei casi, o strozzarcisi, nel peggiore. Una minaccia ancora più insidiosa viene dalle microscopiche fibre di plastica che vengono rilasciate nell’ambiente. In particolare uno studioso, Richard Kirby, è riuscito recentemente a filmare un evento inquietante: un chetognato, un organismo che fa parte dell’intricato mondo del plancton, minuscolo tanto da essere apprezzabile solo attraverso un microscopio, viene sorpreso a consumare una piccola pagliuzza di plastica.

Plastica nel piatto

“Quando ho visto quel che stava accadendo, e proprio davanti ai miei occhi, filmarlo è stato automatico: ecco ciò che spero tutti vedano, per capire che cosa per davvero accade con le plastiche che finiscono in mare. Molti pensano che il problema sia esclusivamente quello dei sacchetti o di altri piccoli oggetti d’uso comune, casualmente “mangiati” da balene, foche, uccelli o altri animali, ma non è così: quello che mostra il filmato è ancora più grave ed è per lo più finora sfuggito e alle nostre valutazioni. Piccolissime fibre che finiscono all’interno di un altrettanto piccolo organismo alla base della catena alimentare che parte dal mare…” queste sono le parole dell’autore del filmato, come riportate da un articolo della rivista Focus.

Molecole, come la plastica entra nella catena alimentare

Il filmato ha suscitato più preoccupazioni del solito poiché la plastica, sotto i nostri occhi, ha trovato modo di penetrare nell’intera catena alimentare, proprio attraverso uno degli organismi che ne costituiscono le fondamenta. Da lì può raggiungere organismi di qualsiasi dimensione, fino ad arrivare tranquillamente nei nostri piatti.

Questione di molecole

Secondo Charles Moore, dell’Algalita Marine Research Foundation di Long Beach (Usa), il problema sarebbe da ricercare ad un grado ancora più microscopico: “L’enorme quantitá di plastica dispersa negli oceani a livello globale produce particelle nocive che vengono liberate nelle acque, contaminando i pesci e altri organismi marini che trattengono sostanze come il policarbonatoplastico (Pcb), la diossina e altre molecole teratogene. Entrando in questo modo nella catena alimentare dell’uomo”. A correre più pericoli sono le mamme in gravidanza, esponendo i lori piccoli a piccole ma comunque pericolose dosi di queste sostanze, che una volta accumulatesi nell’organismo possono causare danni soprattuto agli apparati genitali, alterando anche gli equilibri ormonali dei piccoli.

Il lato positivo di questa vicenda è che sono nati molti progetti, dai luoghi e dalle persone più disparate, per porre rimedio a questo problema, immaginando reti lunghe chilometri perfettamente sicure per i pesci e navi/drone in grado di pattugliare gli oceani autonomamente. Ma questo è argomento per un altro articolo.

Fonti: focus.it – saluteme.it – planktonpundit.org – ticotimes.net – fortune.com

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.