AmbienteAttualità

Proteggere il 5% in più dei mari potrebbe aumentare il pescato del 20%

L'aumento delle aree sottoposte a tutela porterebbe un aumento di pesce dalle 9 alle 12 milioni di tonnellate all'anno nelle reti dei pescherecci

Proteggere maggiori porzioni di mari e oceani non farebbe bene solo agli ecosistemi, ma anche agli affari dell’industria ittica. È ciò che riporta un nuovo studio pubblicato da Proceedings of the National Academy of Sciences. Ambiente e pescherecci potrebbero beneficiare entrambi dall’estensione delle aree tutelate. All’interno di queste, infatti, le diverse specie di pesce riuscirebbero a riprodursi a un ritmo tale da consentire addirittura un incremento del pescato: le reti si riempirebbero del 20 percento in più con un allargamento del 5 percento delle zone protette.

Pesca aree protette

I risultati dello studio

L’adozione di questa strategia nelle aree sottoposte a sfruttamento eccessivo o ad una mala gestione delle risorse dimostrano gli effetti positivi. Le popolazioni di pesce sarebbero lasciate libere di riprodursi in pace per poi spostarsi e riprodursi anche in zone non protette. È il fenomeno conosciuto come spillover effect. Vietare le attività dei pescherecci in solo il 5 percento in più delle acque porterebbe a un aumento dalle 9 alle 12 milioni di tonnellate di pescato ogni anno.

I risultati di questo studio sono stati ottenuti osservando l’ubicazione e l’estensione delle aree protette esistenti e analizzando i dati dell’industria ittica sulle oltre 1.300 specie di pesce che sono immesse più comunemente sul mercato. Dopo aver calcolato le biomasse, i ricercatori son stati in grado di predire la quantità di pescato ottenibile mettendo sotto tutela una particolare zona. Sottraendo questa cifra al totale attualmente prelevato dai pescatori, è spuntato l’incremento netto che si otterrebbe.

Aree protette, ma non troppo

Tuttavia, i benefici del settore ittico non aumentano in proporzione all’estensione delle aree protette. I modelli elaborati dallo studio dicono infatti che raggiungendo il 47 percento di acque difese, non si sarebbero miglioramenti negli affari per l’industria. Anzi, si rischierebbe di bloccare l’intero settore. “I maggiori benefici si possono ottenere proteggendo una percentuale degli oceani più piccola”, ha spiegato il coordinatore della ricerca, il dottor Reniel Cabral. Le conseguenze più positive si avrebbero tutelando il 5-10 percento in più di aree marine.

Un incentivo per l’industria ittica

Questa scoperta scientifica potrebbe incentivare politiche ambientali più coraggiose. Leggendo i benefici per un settore chiave delle loro economie, ha spiegato Cabral, gli Stati costieri potrebbero decidere di difendere in maniera più incisiva i mari sui quali si affacciano. Al momento, solo il 2,5 percento degli oceani gode di una protezione totale. Il sogno del ricercatore è che questa percentuale salga al 30 entro i prossimi dieci anni. Da minaccia per gli affari la tutela dei mari e dei loro ecosistemi potrebbe dunque diventare una soluzione amica dell’industria che più li sfrutta.

REDAZIONE
Raccontare e spiegare cibo, sostenibilità, natura e salute. Un obiettivo più facile a dirsi che a farsi, ma nella redazione di inNaturale non sono queste le sfide che scoraggiano. Siamo un gruppo di giovani affiatati in cerca del servizio perfetto, pronti a raccontarvi le ultime novità e le storie più particolari.