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Plasticene, l’era della grande minaccia della plastica

Plasticene, l’era della grande minaccia della plastica

Benvenuti nel Plasticene, l’epoca in cui la plastica rappresenta una grossissima minaccia per la nostra sopravvivenza su questo Pianeta.

Dopo l’età della pietra, l’età del rame, quella del bronzo e quella del ferro, il momento attuale sarà ricordato come l’età della plastica, ovvero il Plasticene. A partire dagli anni ‘60 e ‘70 la plastica si è imposta come uno dei materiali più utilizzati dagli esseri umani. Guardando più alle sue caratteristiche intrinseche, come la versatilità e l’economicità, è stato, volutamente o no, ignorato il fatto che la plastica è un derivato del petrolio. Di conseguenza è stato sottovalutato il rischio che questo materiale portava con se.

Plasticene, l’era della grande minaccia della plastica
@envatoelements

Benvenuti nel Plasticene 

Plasticene è un termine inventato che è stato utilizzato per la prima volta in un blog ma non esiste nel vocabolario. Tuttavia, rende molto bene l’idea del concetto che vuole esprimere, ovvero di ciò che sta accadendo. Viviamo in un'epoca in cui la plastica è prepotentemente entrata nella vita di tutti noi e ci sta letteralmente sommergendo. Il termine Plasticene prende spunto dal termine Antropocene, con cui si definisce l’attuale epoca geologica, nella quale noi esseri umani siamo riusciti a incidere sui processi geologici. Nicola Nurra lo ha scelto come titolo del suo libro Plasticene, l’epoca che riscrive la nostra storia sulla Terra.

Chi è Nicola Nurra 

Nicola Nurra, che insegna biologia marina presso l’Università di Torino, è biologo marino e operatore scientifico subacqueo. Nurra collabora anche con il CNR di Venezia ed è Presidente e Fondatore di Pelagosphera, una cooperativa di monitoraggio ambientale marino. Da anni lavora in questo ambito e monitora lo stato di salute del Mediterraneo. Essendo tra l’altro originario dell’Isola d’Elba, se non fossero sufficienti gli studi da lui effettuati sulle nostre acque, l’autore ha potuto tristemente constatare con i propri occhi i cambiamenti avvenuti negli anni negli habitat naturali subacquei a lui più cari, i suoi luoghi del cuore, come li definisce.

Cambiamento, emergenza o equilibrio? 

Secondo l’autore, per quanto possa essere normale e naturale parlare di cambiamento, in realtà sarebbe più corretto parlare di emergenza. Un cambiamento, sottolinea Nurra, di per sé non è negativo, anzi a volte succedono cambiamenti in meglio. Tuttavia, avrebbe ancora più senso parlare di equilibrio. Tutto, in natura, tende ad essere in equilibrio anzi, se c’è un disequilibro la natura fa di tutto prima o poi per ripristinare le condizioni armoniche iniziali. 

È come un organismo umano: se c’è un parassita o un virus che lo attacca, il corpo umano, se in salute, farà di tutto per eliminare l’elemento di disturbo. L’autore, quindi, invita a riflettere su quella che sarà la vera grande sfida del futuro: basterà eliminare la plastica o dovremo rivedere i nostri comportamenti e cambiare tutta la nostra strategia di sopravvivenza? Si sente spesso dire che dobbiamo fare qualcosa per salvare il Pianeta ma secondo Nurra dovremmo piuttosto preoccuparci di salvare noi stessi.

La zuppa di plastica del Mediterraneo 

Già nel 1972 un biologo, Edward Carpenter, con una pubblicazione sulla rivista Science denunciò il pericolo di frammentazione della plastica. Ciononostante, solo nel novembre 2016 un gruppo di ricercatori pubblicò un articolo scientifico riguardo il livello di inquinamento da plastica del Mediterraneo. Già dal titolo dell’articolo si intuisce quali siano state le conclusioni delle analisi effettuate dal gruppo di esperti: “La zuppa di plastica del Mediterraneo “. 

Dallo studio è emerso che il Mare Nostrum è una delle regioni al mondo più contaminate da microplastiche. Il risultato è inquietante: ogni metro cubo di acqua contiene 11,3 frammenti, ovvero circa 1 milione ogni km2, pari a 10,5 kg. In particolare sono 16 tipi diversi di inquinanti plastici rinvenuti. Per il 92% i frammenti di materiale plastico hanno dimensioni inferiori ai 5 mm.

Contaminazione da polimeri plastici 

Lo zooplancton erbivoro confonde le microplastiche disciolte in mare con il fitoplancton. In questo modo i polimeri di plastica sono entrati nella catena alimentare dei pesci e da lì hanno risalito l’intera piramide alimentare fino ad arrivare sulle nostre tavole. Secondo gli studi di diverse istituzioni scientifiche internazionali, entro il 2050 i mari conterranno più plastica che pesce. Non solo: secondo le stime, il 95% dei pesci avrà ingerito microplastiche. 

L’aspetto più pericoloso delle microplastiche è rappresentato dal fatto che assorbono pesticidi, metalli pesanti e altri inquinanti e poi li rilasciano, assieme alle sostanze chimiche che le compongono, all’interno degli organismi che le hanno ingerite. Di recente sono state rinvenute microplastiche nel sangue umano, nei polmoni nelle feci di adulti e bambini e addirittura nella placenta umana!


Erika Barani
Erika Barani
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Interprete e Traduttrice Laureata in Linguistica Inglese, da sempre mi interesso di tematiche ambientali e amo gli animali: da loro ho imparato il rispetto per la natura e per tutti gli esseri viventi.
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