Ambiente

Plastic fishing: dai social media una tendenza che aiuta l’ambiente

Sui social media si sta diffondendo la pratica del “plastic fishing”, un’iniziativa che mette insieme il rispetto per l’ambiente con l’arte.

Sui social media si può trovare di tutto, a volte anche qualche iniziativa interessante. E’ questo il caso del “plastic fishing”. Si tratta di una tendenza che sta prendendo piede nella comunità digitale e che permette di unire la pulizia dell’ambiente dai rifiuti di plastica insieme alla creazione di opere d’arte per sensibilizzare altre persone sull’inquinamento.

Plastic fishing

Cosa è il “plastic fishing”?

Il “plastic fishing” è un’attività che già in tanti fanno, a volte senza sapere che si chiama così. Immaginate di passeggiare lungo la spiaggia e, vedendo a terra dei rifiuti di plastica, iniziate a raccoglierli. Poi li unite per realizzare una figura a forma di pesce. Successivamente la fotografate e la postate sui social. Infine, buttate i rifiuti nella spazzatura seguendo la raccolta differenziata. Ecco, questo è il “plastic fishing”.

Per fare “plastic fishing” non serve molto. Basta avere un sacchetto biodegradabile, dei guanti per non raccogliere i rifiuti a mani nude e uno smartphone. Quest’ultimo viene utilizzato per scattare la fotografia di quello che è stato creato utilizzando gli oggetti raccolti e postarla sul proprio profilo con l’apposito hashtag descrivendo da cosa è composta l’“opera d’arte”.

Il primo post

La storia del “plastic fishing” inizia sulla pagina Instagram chiamata @plastifisherman. L’iniziativa fu lanciata come una sorta di sfida artistica, ma in poco tempo ha conquistato altre persone in tutto il mondo. L’obiettivo con cui è nata è stata proprio quella di ripulire le spiagge e i mari dai rifiuti.

Così si permette di avere anche un ambiente più sano per la flora e la fauna, ma anche esteticamente più bello da vedere. Solo una bottiglia di plastica, ad esempio, impiega circa 400 anni per degradarsi.

Chi lo fa di mestiere

Oltre ai così detti “green influencer”, ci sono persone che praticano il “plastic fishing” come lavoro. Un esempio è dato dall’organizzazione Plastic Whale che attua questa attività in modo professionale. Nel concreto, questa realtà di Amsterdam ripulisce le acque dalla plastica e genera valore dalla raccolta dei rifiuti.

Anche in questo caso l’attività è iniziata un po’ come una sfida: quella di costruire una barca fatta con i rifiuti di plastica riciclati. Al momento, l’impresa sociale ha in dotazione sei barche ed ha recuperato 35.000 bottiglie e 560 sacchi di plastica.

L’inquinamento causato dalla plastica è un problema globale concreto ed attuale. Sono diversi gli Stati che hanno preso delle misure per tentare di porre fine a questo genere di inquinamento, come nel caso dell’Unione Europea che ha messo al bando alcuni prodotti fatti in plastica monouso. Tuttavia, c’è ancora molto da fare e ognuno di noi può dare il proprio contributo. Anche con il “plastic fishing”.

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Una passione per la natura coltivata fin da piccolo mi ha condotto a studiare Scienze dell’Ambiente e della Natura ma, in seguito ad un sogno rivelatorio (se si vuole credere a questa versione), mi sono ritrovato con carta, penna ed un sogno nel cassetto.