AnimaliAnimali selvatici

Più tigri in cattività che libere in natura: l’allarme degli animalisti

L’estinzione della specie si stima per fine secolo, colpa della distruzione del loro habitat, del bracconaggio e dell’allevamento di tigri in cattività.

È impossibile fare un bilancio esatto, ma secondo le ultime stime del WWF il numero delle tigri in cattività supererebbe di gran lunga il numero degli esemplari liberi in natura. Un dato che da solo fa intuire la triste condizione in cui versano questi grandi felini. Le inchieste di ONG animaliste e diverse associazioni che si occupano del benessere animale denunciano da tempo il mercato sommerso di tigri vive e dei loro derivati nel mercato nero, ma una legislazione poco chiara e la mancanza di dati completi rende difficile intervenire a loro favore.

tigri in cattività
FOTO: @Pixabay

Quante tigri ci sono al mondo

Rispondere a questa domanda non è affare semplice. Molti paesi non hanno dati aggiornati, altri hanno dati “pesantemente” incompleti (vedi l’Italia), altri ancora (19 paesi di cui 15 stati membri dell’UE) non sono stati in grado di fornirne alcuno.

Se all’inizio del secolo scorso le tigri selvatiche erano circa 100mila, oggi se ne contano libere in natura appena 3.200 esemplari. Le tigri in cattività, invece, sarebbero circa 8.000 (un numero che secondo gli animalisti rischia di essere fortemente sottostimato per via della difficoltà nel reperire i numeri reali) detenute in circhi, centri faunistici e strutture accreditate.

Perché le tigri rischiano l’estinzione

Tra le principali cause di questo scempio c’è la perdita dell’habitat naturale dei felini, dovuta ai massicci disboscamenti per far posto all’agricoltura e, naturalmente, il bracconaggio.

A quanto divulgato dall’inchiesta di Rudi Bassa, giornalista investigativo che si è occupato del traffico legale e non di tigri in Italia, il valore di un esemplare morto è 40 volte superiore a quello di una tigre viva. Pelli, ossa, denti, artigli e carne hanno una grandissima domanda soprattutto nel continente asiatico dove le ossa di tigre, per esempio, vengono utilizzate dalla medicina tradizionale.

Procedendo di questo passo, secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) le tigri sono destinate all’estinzione entro la fine di questo secolo.

Il mercato delle tigri in cattività è più prolifero che mai

Le tigri che un tempo vivevano numerose nelle foreste della Thailandia, di Laos e del Vietnam oggi sono completamente scomparse, mentre nelle stesse zone si conta il più alto numero di tigri detenute in cattività dell’intera Asia.

L’Europa dimostra di non essere da meno. Qui le tigri vengono trafficate per lo più come animali domestici esotici e per scopi di intrattenimento. Secondo i dati raccolti nell’inchiesta di Rudi Bassa, Italia e Francia sarebbero i principali snodi del traffico di tigri nel Vecchio Continente e sequestri e arresti si contano numerosi nei due Paesi.

Ancora, secondo l’osservatorio di #WildEye, tra i maggiori responsabili anche la comunità circense. Spiegano:

Secondo noi la comunità circense alleva costantemente animali. Per avere una tigre che possa essere adeguatamente addestrata, c’è bisogno di un gran numero di animali tra cui scegliere. Quindi questo significa che c’è un surplus di giovani animali nei circhi, che alimenta un enorme scambio di esemplari.

L’allevamento di tigri in cattività non è solo un problema etico. È il perpetrarsi di pratiche crudeli e barbare in nome dell’intrattenimento e del consumismo e rischia di condurre questi grandi felini, da sempre simbolo della natura selvaggia e incontaminata, all’estinzione.

blank
Giornalista pubblicista, in continua formazione per attitudine, mi piace scrivere di tematiche ambientali, sostenibilità e innovazione. Attenta al presente, curiosa per il futuro, sono un’ottimista, convinta che l’unica cosa che ci renda migliori sia la volontà di migliorarsi.