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Mondo della musica unito per il clima: obiettivo zero emissioni entro il 2050

Con il Music Climate Pact il mondo della musica si impegna concretamente a lottare per il clima, ma ridurre le emissioni non si prospetta semplice.

Le emissioni connesse al mondo della musica hanno sul clima un impatto significativo e spesso trascurato. Di recente grandi e piccole etichette discografiche hanno, però, firmato il Music Climate Pact e sono pronte a combattere il riscaldamento globale. L’accordo è basato su unione e trasparenza e impone ai firmatari il raggiungimento di obiettivi concreti. Gli addetti ai lavori sono consapevoli di essere solo al primo passo, ma le aspettative sono alte.

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Musica ed emissioni

Le emissioni connesse al mondo della musica non sono purtroppo per il clima un fattore trascurabile. La quantità di plastica utilizzata dall’industria negli USA è scesa da 56 a 8 milioni di chilogrammi tra gli anni di picco della vendita dei CD e oggi, ma ciò non basta. Lo streaming ha, infatti, un costo enorme in termini di energia e ciò ha un peso enorme nel contesto della crisi climatica. Tra il 2015 e il 2016 le attività di trasmissione e scaricamento dati sono state responsabili dell’emissione di 200-350 mila tonnellate di gas serra. Gli eventi dal vivo sono, poi, il campo più problematico, con la loro capacità di produrre 400.000 tonnellate di gas serra all’anno.

Il Music Climate Pact

Per intervenire sulle emissioni connesse al mondo della musica grandi etichette e case discografiche indipendenti hanno aderito al Music Climate Pact. Sony, Universal e Warner Music sono tra i firmatari, insieme alla Federazione di Musica Indipendente del Regno Unito. L’obiettivo è dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e azzerarle entro il 2050. La scienza rappresenterà nel progetto il faro da seguire. Le parti coinvolte si impegnano a garantire continui report dei progressi fatti, nonché ad agire in modo coerente ed unitario. Sostenere i singoli artisti nella lotta alla crisi climatica e promuovere una comunicazione volta a sensibilizzare i fan, sono parti altrettanto importanti del programma.

Un grande futuro

Limitare le emissioni legate al mondo della musica costituisce una priorità. L’accordo si propone come uno strumento di collaborazione imprescindibile, che punta anche a depoliticizzare una questione che dovrebbe essere prioritaria in ogni settore. Geoff Taylor, CEO di BPI, ha affermato che è arrivato il momento che la musica assuma un ruolo da leader nella lotta al cambiamento climatico. Questo significa in primis progredire affidandosi a esperti, per ridurre l’impatto di tale mercato sull’ambiente. È, poi, vitale, dall’altra parte, utilizzare il potere della musica per ispirare altri a compiere cambiamenti altrettanto significativi. A oggi le etichette firmatarie del patto sono 14, ma ci si attendono nuovi ingressi già nei prossimi mesi.

Considerare l’impatto del mondo della musica sul clima e intervenire sulle emissioni è, per il rispetto del Paris Agreement, fondamentale. Diversi artisti hanno già mostrato di avere a cuore la questione e il nuovo eco-tour dei Coldplay, che avrà un’impronta di carbonio dimezzata, lo dimostra. Mai come ora dire che è arrivato il momento di suonare la carica è apparso tanto veritiero.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.