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L’ultima corsa della metro, in fondo all’oceano

Così finisce l’ultima corsa della metropolitana newyorkese, sui fondali oceanici, e se suona come uno scellerato sopruso verso l’ambiente vi conviene continuare a leggere.

Gli esausti vagoni della metro finiscono in fondo all’oceano. Potrà sembrare una soluzione senza senso e l’ennesimo affronto verso l’ecosistema marino, ma la verità e completamente diversa: seguendo un preciso processo di smaltimento le strutture dei vagoni vengono preparate alla loro dipartita nelle profondità marine, accompagnate a largo e lasciate affondare, così da creare un nuovo, impressionante quanto artificiale ecosistema. Il fotografo Stephen Mallon ha seguito gli ultimi passi dei vagoni newyorkesi, documentando passo passo le loro ultime settimane.

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Una nuova barriera corallina tra le lamiere

La domanda inizialmente era semplice: cosa fare dei vecchi treni della metropolitana? Smaltire le loro componenti non era una questione semplice, in particolare per la quantità di materiale di cui erano composte le vetture, ma anche per l’amianto, pericoloso nelle discariche tradizionali, ma considerato innocuo nell’oceano.

I vagoni verso la loro ultima posizione

Questa soluzione, per quanto all’apparenza poco ortodossa, è stata scelta fondamentalmente per una fortuita coincidenza tra vantaggi economici e ambientali: la superficie delle carrozze, una volta ripulite, risulta perfetta per la vita marina, proteggendola e riportando allo stesso tempo i pescatori in zone prima ritenute inospitali. Dopo essere state spogliate dei materiali pericolosi per l’ambiente i mezzi vengono caricati su alcune chiatte e portati a largo in zone specifiche e scelte con attenzione. Una volta lì i telai spogliati vengono spinti in acqua e lasciati affondare dolcemente.

Ripopolamento e opportunità

Le prime sperimentazioni iniziarono a prendere piede nel 2001, quando le autorità della città di New York disposero l’affondamento dei materiali per creare questi artificial reefs, in modo da incentivare e proteggere la vita marina. Questi nuovi e improvvisati habitat si sono popolati nel giro di 5 anni, la fauna dei fondali ha fatto quasi a gara per accaparrarsi quegli spazi.

La natura riprende il sopravvento

Il primo, nuovo reef ad essere costruito fu il Redbird Reef, vicino alle coste del Delaware, a circa 24 metri sotto la superficie. Si calcola che siano state circa 2500 le vetture lasciate affondare fino al 2010, anno in cui il progetto è stato accantonato per l’eccessiva quantità di plastica da eliminare dalle nuove vetture.

Questo progetto non è l’unico esempio di iniziative per il ripopolamento dei fondali, altri stati stanno seguendo l’esempio della città e anche le navi in disuso, che siano commerciali o militari, tendono a terminare la propria carriera adagiate sul fondo degli oceani. Per una volta qualcosa che all’apparenza sembra danneggiare l’ambiente potrebbe senza mezzi termine portargli vantaggio, si spera per parecchio tempo.

Fonti: viewing.nyc – stephenmallon.com (foto di Stephen Mallon) – lifegate.it

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.