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Lo stato del buco dell’ozono nel 2020 è il peggiore degli ultimi anni

Più largo e più profondo: lo scudo naturale che ci protegge dai raggi UV si sta indebolendo. Colpa di un vortice d'aria fredda e delle sostanze chimiche

Il buco dell’ozono del 2020 è il più largo e profondo tra tutti quelli misurati negli ultimi anni. È il bilancio comunicato dall’Organizzazione Mondiale per la Meteorologia dopo l’annuale analisi del fenomeno sopra il Polo Sud. Il buco è cresciuto rapidamente dalla metà di agosto raggiungendo il picco dell’estensione, circa 24 milioni di chilometri quadrati, nei primi giorni di ottobre. La barriera naturale che ci protegge dalle radiazioni ultraviolette del sole potenzialmente dannose si sta dunque indebolendo.

Buco ozono 2020

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Le cause del fenomeno

Attualmente misura 23 milioni di km2, sopra la media dell’ultimo decennio. Una dimensione superiore a quella dell’intera Russia e tale da ricoprire l’intero continente antartico. La causa di questo peggioramento è collegato a un forte, stabile e freddo vortice polare che ha mantenuto le temperature estremamente basse nella barriera d’ozono sopra al Polo Sud. La distruzione dell’ozono è direttamente collegata alle temperature della stratosfera, la porzione dell’atmosfera situata tra i 10 e i 50 chilometri di altitudine dalla superficie terrestre. Qui, a temperature sotto i -78 C°, si formano le nuvole polari, elementi che hanno un ruolo importante nella distruzione chimica dell’ozono.

Grazie ai loro cristalli di ghiaccio sono in grado di trasformare i composti chimici dannosi non reattivi in reattivi, attivando la loro capacità di distruggere l’ozono. Un processo che avviene non appena la luce del sole raggiunge quella regione. Ecco perché il buco dell’ozono è visibile solo nel tardo inverno/inizio primavera dell’emisfero australe (tra luglio e agosto).

Le concentrazioni di ozono stratosferico sono infatti crollate verso valori prossimi allo zero ad altitudini attorno ai 20-25 chilometri. La profondità dello strato di ozono è appena inferiore a 100 unità Dobson, circa un terzo del valore medio. E meno ozono c’è nell’aria, più il buco, formato da atomi di cloro e bromo che eliminano le molecole di ozono quando cala il sole, si espande.

“Uno dei più grandi degli ultimi 15 anni”

Il fenomeno dell’espansione del buco ricorre ogni anno nell’emisfero meridionale tra agosto e ottobre e raggiunge il suo massimo tra metà settembre e metà ottobre. Quando le temperature nel corso della primavera iniziano ad aumentare, la distruzione dell’ozono rallenta, il vortice polare si indebolisce e per la fine di dicembre i livelli di ozono ritornano alla normalità.

Il 2020 è quindi una anno straordinario.  “Il modo in cui si sviluppano i cambiamenti nel buco dell’ozono ogni anno è molto variabile – spiega Vincent-Henry Peuch, direttore di Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams), una delle organizzazioni coinvolte nel monitoraggio – Il buco dell’ozono nel 2020 ricorda quello del 2018, anch’esso abbastanza grande e tra i primi della classifica degli ultimi 15 anni. Con i raggi del sole che sono tornati verso il Polo Sud nelle ultime settimane, abbiamo assistito a una continua riduzione dell’ozono nell’area”.

Obbiettivo: eliminare le sostanze nemiche dell’ozono

I dati di quest’anno contrastano con quelli del 2019, quando era stato “fotografato” un buco dell’ozono insolitamente piccolo e sottile. L’attuale situazione, ha aggiunto Pach, “conferma che dobbiamo continuare a rinforzare il Protocollo di Montreal”, documento che detta le linee guida per la messa al bando delle sostanze chimiche dannose per l’ozono, i clorofluorocarburi. Proprio in questo campo l’Unione Europea ha recentemente comunicato risultati molto positivi.

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