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L’impianto che userà i batteri per riciclare i metalli dai rifiuti elettronici

L’impianto che userà i batteri per riciclare i metalli dai rifiuti elettronici

Nel Regno Unito gli e-waste verranno trattati con una biotecnologia che non userà il cianuro. Riuscirà a processare 20 tonnellate di rifiuti al giorno.

Nel Regno Unito sorgerà la prima raffineria al mondo in grado di estrarre i metalli dei rifiuti elettronici grazie ai batteri. L’impianto, il primo del suo genere nel Paese, verrà aperto nei prossimi dodici mesi a Cheshire, nel nord dell’Inghilterra. Ad inaugurarlo sarà la startup neozelandese Mint Innovation, realtà che ha ideato il metodo alternativo al processo di recupero basato sull’utilizzo del cianuro.

riciclo metalli

L'estarzione tramite i batteri

La startup utilizza una tecnica proprietaria che combina l’idrometallurgia e la biotecnologia. I microrganismi sono selettivi, vale a dire sono sensibili nei confronti dei metalli presenti nei circuiti di smartphone, computer ed elettrodomestici. Vengono impiegati per dissolvere, assorbire e raccogliere materiali preziosi come oro, argento, palladio e ferro. Una volta concentrati i singoli metalli, vengono fusi in mattonelle destinate alle industrie che li riutilizzano per i loro prodotti, tra cui lo stesso settore dell’elettronica. Un percorso di economia circolare che risparmia l’impatto sull’ambiente causato dalle attività di estrazione mineraria.

I vantaggi della biotecnologia

Mint Innovation sostiene che il sistema assicura la stessa resa del processo di riciclo tradizionale. Inoltre, gli impianti sono integrabili a quelli già esistenti, una caratteristica che potrebbe favorire la scommessa su questo modello. “Gli impianti sono molto artigianali, simili a piccoli birrifici – ha dichiarato Ollie Crush, responsabile specifico della startup, a The Guardian - Le nuove regolamentazioni offrono ai paesi occidentali l’occasione di gestire i proprio flussi di rifiuti. Offriamo la stessa efficacia delle grandi fonderie e lo stesso livello di servizi e di velocità”.

La bioraffineria che nascerà nel Regno Unito sarà in grado di processare 20 tonnellate di rifiuti elettronici al giorno e, se la domanda lo richiederà, potrà aumentare la sua capacità. “A differenza dei grandi fonditori, però, non usiamo cianuro, consumiamo meno energia, meno acqua, meno rifiuti e rilasciamo meno anidride carbonica nell’atmosfera”, ha aggiunto Crush. Per sciogliere i metalli vengono, tuttavia, utilizzate anche sostanze chimiche acide non proprio eco-friendly. Prodotti che “dall’inizio, abbiamo provato a riciclare il più possibile”, ha precisato il responsabile.

I metalli non recuperati valgono 50 miliardi

Il nuovo impianto sarà importante per il Regno Unito, tra i più grandi produttori di e-waste europei. Con l’uscita dall’Unione Europea, l’esportazione dei rifiuti elettronici verso il continente per il riciclo potrebbe avere costi molto più alti. Una gestione nazionale aiuterebbe anche a bloccare i flussi non sempre legali diretti ai paesi in via di sviluppo, dove lo smaltimento viene eseguito in condizioni di sicurezza scarse per i lavoratori e senza attenzione verso l’ambiente. Secondo il rapporto Global E-waste Monitor 2020 delle Nazioni Unite, il mancato riciclo di rifiuti elettronici nel mondo impedisce di recuperare metalli per un valore stimato di quasi 50 miliardi di euro.


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