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Letteratura e cucina, quando cibo e libri si incontrano

Il binomio cucina e letteratura ha una storia molto antica. Da sempre il cibo nei libri ha creato tra scrittori e lettori un rapporto tanto personale quanto intimo, rendendoci più partecipi nelle vicende d’inchiostro.


Il mondo della cucina e del cibo non è mai stato totalmente isolato dalla letteratura, così come, in realtà, non lo è mai stato anche da altri ambiti della nostra vita. Attraverso i secoli i piatti della buona gastronomia sono stati usati ed inseriti nei libri, non solo con l’intento di divulgare determinate ricette, ma anche con l’obiettivo di affrontare argomenti e problematiche ben più profonde.

Antichi libri per vecchi palati

Letteratura e cucina, quando cibo e libri si incontrano

La rilevanza dell’ambito culinario all’interno della letteratura iniziò ad essere presente fin dai tempi dell’antica Roma. Non a caso in molte commedie (prima greche e poi latine) il personaggio del cuoco era talmente popolare da raggiungere quasi i livelli di notorietà dei moderni cuochi che compaiono negli schermi delle nostre televisioni.

Meritano qualche attenzione particolare le opere di Persio e Giovenale. I due autori danno al cibo un ruolo funzionale finalizzato a criticare la pratica viziosa ed eccessiva della bulimia, la quale veniva praticata dalle classi più abbienti per poter continuare a mangiare ininterrottamente. Anche Virgilio adopera il cibo nei suoi lavori ma con la differenza che egli attribuisce ai piatti citati un valore simbolico: le ricette diventano una descrizione della condizione umana – per parlare dell’ansia e della fame che attanagliava Enea, ad esempio – o uno strumento di seduzione.

Esempi più recenti

Per quanto il binomio cucina-letteratura abbia radici molto antiche, esso non è mai passato di moda. Ad esempio, durante i primi del Novecento Guido Gozzano ha fatto dei riferimenti culinari all’interno del componimento Le Golose (1907), in cui con ironia ha parlato dei desideri della media borghesia che era tanto legata alle buone maniere ma che, d’altro canto, non riusciva ad evitare vizi e debolezze.

Cibo e libri in antichità

In questo modo il cibo è stato usato come uno strumento per andare al di là delle apparenze e rivelare il carattere reale delle persone. Ma la cucina è anche memoria, infatti in Ricerca del tempo perduto di Marcel Proust è il sapore particolare di una maddeleine inzuppata in un infuso a risvegliare dei ricordi assopiti nell’autore e riportati a galla attraverso la scrittura.

A tavola con Camilleri

Uno degli autori che richiama spesso il cibo nella propria narrazione è Andrea Camilleri. Per l’autore l’inserimento della buona cucina nel racconto non è solo utili al fine della storia, ma è un vero e proprio elogio alla terra siciliana, così famosa per le sue prelibatezze in grado di far sognare e venire l’acquolina in bocca al solo pensiero.

Andrea Camilleri

Le pietanze presenti nei romanzi aventi per protagonista Montalbano sono tutte tratte da ricette reali. Esse sono tratte dai ricordi e dalle esperienze gastronomiche fatte dallo scrittore e per questo motivo il cibo acquista una valenza affettiva molto forte.

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Una passione per la natura coltivata fin da piccolo mi ha condotto a studiare Scienze dell’Ambiente e della Natura ma, in seguito ad un sogno rivelatorio (se si vuole credere a questa versione), mi sono ritrovato con carta, penna ed un sogno nel cassetto.