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Le aragoste sentono veramente dolore?

Le aragoste sentono veramente dolore? Ecco alcuni elementi per provare a orientarsi, ma il tema è ancora aperto in attesa di una risposta definitiva.

Le aragoste sentono veramente dolore? Un interrogativo che interessa gli scienziati da molti anni e a cui non sono ancora riuscita a dare una risposta univoca, chiara e definitiva. Complice di questo il concetto stesso di dolore, che merita una riflessione a sé stante. Di seguito alcuni elementi per vederci più chiaro.

Aragoste sentono dolore

Cos’è il dolore?

Dopo l’introduzione della legge svizzera che vieta la bollitura delle aragoste vive, di cui vi abbiamo già parlato in un altro articolo, un dibattito mai completamente chiuso si riaccende: le aragoste sentono veramente dolore? Per rispondere è necessario soffermarsi sul dolore, un concetto complesso, a tratti filosofico, che prevede percezione, coscienza e implica un apprendimento istantaneo.

dolore aragoste

Se un bambino toccasse una puntina da disegno, innanzitutto un riflesso lo porterebbe ad allontanare istantaneamente il dito dalla fonte dello stimolo; una complessa rete sensoriale e la rielaborazione cerebrale lo porterebbero a percepire una sensazione di malessere (dolore), la quale comporterebbe l’apprendimento di una nuova conoscenza: non toccare una punta! La percezione del dolore, come si può intuire dall’esempio, è un processo articolato e complesso, che richiede in un certo grado rielaborazione e coscienza.

Come sentono i crostacei?

Le aragoste Generalmente i crostacei hanno un sistema nervoso piuttosto semplice e capacità percettive variabili a seconda del loro habitat. Ciò che si può affermare è che questi animali siano soggetti a nocicezione, ossia la capacità di rilevare e reagire a uno stimolo che potrebbe mettere in pericolo la loro vita o una parte del loro corpo. A questa tipologia di stimolo reagiscono con un riflesso: un impulso che inizia nella parte interessata e senza arrivare al cervello da un risposta che allontana la parte dallo stimolo.

ghiaccio dolore aragoste

Ciò non implica necessariamente un’effettiva percezione dolorosa, ma semplicemente una risposta automatica a uno stimolo. Che è ciò che nel 2005 ha affermato un comitato scientifico norvegese che ha cercato di effettuare un approfondimento sull’argomento, portando come spiegazione l’eccessiva semplicità del sistema nervoso di questi animali. I quali, tuttavia, in uno studio più recente condotto da Robert Elwood, a cui si è fatto riferimento per la legge in Svizzera, sono in grado di elaborare una risposta comportamentale più articolata a stimoli dolorosi meccanici e chimici.

Astici e aragoste in cucina

Tre sono le situazioni di possibile sofferenza individuate per questi crostacei in ambito culinario: il posizionamento sul ghiaccio, la bollitura e il mantenimento in acquari sovraffollati (con le chele bloccate, nel caso degli astici). Nel primo caso quanto emerge è che non vi sono reazioni da parte degli animali, addirittura il ghiaccio potrebbe fungere da anestetico e portarli in una fase di «sonno». Per quanto riguarda il secondo invece, si sa che vi è una riflesso automatico ma non è detto in maniera definitiva che si tratti di una vera e propria sensazione di dolore dovuta allo shock termico.

acquario aragoste dolore

Come anticipato, qualche studioso afferma addirittura che sia poco probabile. Mentre il terzo caso, quello meno considerato dall’opinione pubblica, pare essere il solo al quale è riferibile con certezza un’induzione di stress e sofferenza. Astici e aragoste, sono in natura animali schivi e solitari spesso rintanati nell’ombra, e mal sopportano, secondo gli studi, ambienti stretti, sovraffollati e luminosi. Il dibattito non è certamente chiuso, ma questi elementi fanno riflettere su quanto sia necessario affrontare tematiche di questo tipo a 360 gradi. Talvolta concentrarsi su un solo aspetto, per quanto rilevante, rischia di distogliere la nostra attenzione dal quadro completo, che potrebbe costituire un problema ancora più grande.

Fonti: researchgate – sciencedirect – vkm

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Chitarrista, motociclista, da sempre appassionato di scienza, tecnica e natura. Sono laureato in Psicologia del Lavoro e della Comunicazione. Curioso per natura amo i viaggi, il buon vino e scoprire cose nuove. Da qualche anno nel settore del marketing digitale e della comunicazione.