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Lacrime animali: l’uomo ne può trarre dei benefici?

Le lacrime animali sono state al centro di un recente studio. L’analisi della composizione e della produzione apre importanti prospettive per l’uomo.

In un paper la dottoressa Oriá e suoi colleghi veterinari dell’università di Bahia in Brasile, hanno presentato il loro studio sulle lacrime animali.  Sono state raccolte lacrime da diverse specie e ne è stata analizzata la composizione. Successivamente sono state confrontate con quelle umane.  I problemi pratici non sono mancati, ma i dati raccolti rappresentano un possibile punto di partenza per gli studi sui disturbi oculari.

Lacrime animali

La realizzazione dell’esperimento:

La dottoressa Oriá il suo team hanno raccolto le lacrime di sette specie di animali. Tra questi vi erano uccelli, rettili e mammiferi. Allo studio hanno partecipato anche dieci volontari che hanno fornito le loro lacrime per il confronto. Le procedure seguite per il raccoglimento dei campioni rispettavano precisi parametri etici. Gli animali venivano delicatamente immobilizzati e, una volta che si fossero rilassati, gli esperti procedevano a tamponare gli occhi con degli stick assorbenti o alla raccolta tramite pipette o siringhe.

Dati raccolti:

I risultati delle analisi dei campioni di lacrime animali hanno portato a definire meglio molte dinamiche. I meccanismi di produzione sono diversi tra le varie specie, ma la composizione delle lacrime appare molto simile. Si possono notare piccole differenze nella concentrazione delle componenti. Per gli uccelli e i rettili, la concentrazione di proteine è maggiore; mentre per gli animali che vivono in acqua è presente più urea. Oltre che sulle lacrime gli scienziati si sono concentrati sui cristalli lacrimali. Qui le differenze sono apparse evidenti. I caimani, che sbattono le palpebre circa ogni due ore, producono lacrime che lasciano sull’occhio una patina molto densa. È questo che permette loro di mantenere l’occhio idratato così a lungo.

Prospettive per l’uomo:

Le lacrime sono il meccanismo attraverso cui l’occhio viene mantenuto in salute. Lo studio ha permesso di comprendere che le differenze di composizione sono cruciali e che sono in gran parte determinate dall’ambiente. Non è un caso, per esempio, che le lacrime delle tartarughe di mare siano estremamente dense; possono così aderire all’occhio anche in acqua salata. Questi dati forniscono il punto di partenza per diversi studi sulle lacrime artificiali che in futuro potranno essere ancora più mirate ed efficaci. Da qui gli scienziati potranno muoversi per determinare la natura della relazione inquinamento-occhio e per regolarla. Disturbi come la secchezza oculare, che rendono complicata la vita di chi ne soffre, potranno essere trattati in modo più accurato.

I ricercatori, attraverso l’analisi delle lacrime animali, si sono addentrati in un campo di studio quasi inesplorato. Questo ci mostra quanto ambiti che spesso vengono dati per scontati possano rivelarsi miniere d’oro per la scienza. Non ci resta che attendere i futuri sviluppi. Per ora la dottoressa Oriá e il suo team ci tengono a specificare che “nessun animale è stato costretto a piangere per lo studio!”.

REDAZIONE
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