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La pianta succhia carbonio, tre milioni di dollari per l’ideatrice Joanne Chory

La scienziata Joanne Chory vince il premio Breakthrough Prizes messo in palio dai giganti come Google e Facebook. La sua pianta succhia carbonio è studiata per «catturare» più CO2 e ridurre le emissioni.

Joanne Chory, tra le più prominenti biologhe a livello mondiale, ha ricevuto tre milioni di dollari questo 3 Dicembre vincendo uno dei Breakthrough Prize 2018 per il suo lavoro pionieristico su una pianta succhia carbonio, capace di consumare più CO2 dall’atmosfera. I Breakthrough Prize sono speciali premi annuali assegnati dai magnati della Silicon Valley come Google e Facebook e considerati veri e propri «Oscar della scienza». Ideati nel 2012 finanziano da allora progetti avanzati nel campo delle scienze applicate, della fisica e della matematica.

La pianta succhia carbonio tre milioni di dollari per l'ideatrice Joanne Chory

La pianta contro il riscaldamento globale

Tutte le piante utilizzano CO2 nei loro processi di fotosintesi, ma cosa succederebbe se riuscissimo a migliorare questo processo? Sarebbe possibile creare una pianta in grado di salvarci dalle emissioni di carbonio? A questo sta lavorando Chory: ideare una pianta in grado di assorbire fino a 20 volte più CO2 dall’atmosfera e allo stesso tempo essere in grado di resistere ad alluvioni e siccità.

Pianta succhia carbonio

Stiamo parlando ovviamente di ingegneria genetica. La base di partenza è la pianta del cece in cui il team di lavoro di Chory sta cercando di aumentare le produzione di suberina, uno dei costituenti essenziali del sughero e di altri vegetali. La suberina è infatti eccezionalmente in grado di «immagazzinare» CO2. Attraverso un fitto programma di incroci, i biologi stanno tentando di far produrre suberina alla pianta di ceci e ad altre coltivazioni adatte all’alimentazione.

Immagazzinare la CO2 sotto terra

Una coltivazione di questo tipo non solo sfamerebbe gli esseri umani, ma sarebbe in grado di «immagazzinare» la CO2 sotto terra, nelle radici della pianta. La suberina infatti, nonostante sia una sostanza naturale a base di carbonio, non è biodegradabile. Secondo Chory, suberina contenente CO2 può restare nel terreno per migliaia di anni di fatto intrappolando l’anidride carbonica sotto terra. Che questo sia una cosa positiva o meno, resta da stabilire. «Abbiamo fatto i conti» ha aggiunto la biologa «serve che circa il 5% della superficie globale attualmente coltivata sulla Terra produca coltivazioni arricchite con suberina per risolvere il 50% della CO2 che stiamo producendo attualmente».

Pianta succhia CO2

«Vivo nella California del sud» ha spiegato Chory a Business Insider «Nessuno qui sta lavorando per dimezzare le proprie emissioni, io inclusa». La volontà di non cambiare il proprio stile di vita è certamente un motore potente per l’ingegno, a quanto pare sufficiente ad ideare piante geneticamente modificate in grado di succhiare più anidride carbonica dall’atmosfera. Al momento più una speranza che una realtà, le piante arricchite di suberina potrebbero in futuro aiutare a tenere sotto controllo le emissioni anche se, in tutta probabilità anche in questo caso, prevenire sarebbe meglio che curare.

Fonti: breakthroughprize

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.