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Kintsukuroi: l’arte giapponese di curare le ferite emotive

Riparare le ferite con l’oro è un’arte giapponese che prende il nome di kintsukuroi o kintsugi. Ecco com’è diventata una metafora della resilienza.

Kintsukuroi, o kintsugi, sono due termini di origine giapponese che, pur non avendo niente a che fare con due aspetti particolarmente apprezzati della cultura nipponica come il sushi e i manga, sono entrati nelle nostre vite per via del significato profondo che trasportano. Tradotte letteralmente, queste parole significano «riparare con l’oro» e si riferiscono all’usanza di aggiustare con oro o argento colato le crepe degli oggetti di ceramica.

Kintsukuroi

La nascita del kintsukuroi è avvolta, come spesso avviene, dalla leggenda. Difficile dire se davvero l’idea sia nata dall’esigenza di riparare la tazza da tè di Ashikaga Yoshimasa, ottavo shogun degli Ashikaga, andata in frantumi. Certo è che affonda le sue origini nel XVI secolo ed è stata tramandata nei secoli dagli artigiani che l’hanno resa un’arte vera e propria.

L’arte del kintsukuroi, metafora della resilienza

Ora, viene naturale chiedersi come riparare vasi con l’oro possa essere considerato un modo per curare le ferite emotive. Per capirlo bisogna andare oltre e leggere il kintsukuroi in chiave metaforica. Riparare le ferite dell’anima con l’oro, significa prendersi cura di ciò che ci ha fatto soffrire, di quelle piccole parti di noi che sono andate in frantumi. Significare dare loro la giusta importanza, il giusto peso, e non permettere a nessuno di sminuirle. L’arte del kintsukuroi richiede tempo e pazienza per poter ottenere dei risultati apprezzabili e così avviene con la cura di noi stessi. Inutile affrettare i tempi e volere tutto e subito: il tempo, la pazienza e la nostra voglia di andare oltre guarirà le ferite.

Kintsukuroi metafora resilienza
Foto di Quora

Il risultato? Un nuovo vaso o, in chiave più umana, un nuovo io, che seppure nato da un evento spiacevole come una «rottura» racchiude tutto ciò che siamo e saremo. Non è un caso infatti che l’arte di riparare con l’oro sia uno dei simboli della resilienza. L’arte di abbracciare il danno ci permette di prendere consapevolezza di noi stessi e diventare persone migliori. La diversità tra gli individui, sempre nell’ottica della metafora, è data anche dal modo diverso di rompersi e aggiustarsi di ciascuno, ecco perché tutti, a nostro modo, siamo speciali. Mettete in pratica con pazienza e costanza l’arte del kintsukuroi, imparate ad accettare ferite e imperfezioni, dando loro un valore e impreziosendole con l’oro.

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Dopo una Laurea in Ingegneria mi sono allontanata dai numeri e avvicinata a nuove forme di espressione, come la fotografia e la scrittura. Il mio blog, Il Cucchiaio Verde, racchiude entrambe le passioni e ha come filo conduttore uno stile di vita vegetariano.