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Inquinamento da plastica: chi alimenta di più il problema?

Un recente studio ha mostrato chi sono i responsabili principali per l’inquinamento da plastica dovuto agli imballaggi.

L’inquinamento da plastica è ovunque: oceani, spiagge, o semplicemente ai bordi delle strade. La nostra propensione ad avvolgere ogni cosa in uno strato di plastica sta lentamente e inesorabilmente riempiendo il pianeta di rifiuti plastici. Un nuovo studio dell’Università dell’Illinois ha cercato di dare un’identità ai principali responsabili mondiali dell’inquinamento da plastica perché capire da dove il problema ha origine può essere un punto di partenza per trovare una soluzione.

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Foto: RitaE @Pixabay

Chi sono i responsabili dell’inquinamento da plastica?

Analizzando i dati relativi all’inquinamento degli imballaggi in plastica, in combinazione con quelli della Banca Mondiale, i ricercatori hanno individuato il Nord e il Sud America come i principali responsabili con quasi il 41% del totale dei rifiuti da imballaggi in plastica al mondo. Nella classifica dei continenti, l’Europa arriva seconda col 24% dei rifiuti plastici, seguita dall’Asia al 21% e dall’Africa al 14%.

Il problema degli imballaggi in plastica

“Gli alimenti ad alto contenuto proteico come carne, pesce e latticini sono un marchio di fabbrica nelle Americhe e generano molti rifiuti di imballaggio in plastica” ha spiegato il prof. Sandy Dall’Erba, co-autore dello studio. Il pesce, ad esempio, è uno degli alimenti più responsabili di inquinamento da plastica. Per 1kg di pesce si producono infatti circa 1,6kg di plastica tra sacchetti plastica, vassoi in polistirolo e coperture in cellophane necessari al trasporto e allo stoccaggio. Le esportazioni internazionali complicano ulteriormente il problema rappresentando circa il 25% di tutti i rifiuti in plastica da imballaggio al mondo.

Una soluzione non facile

Il problema non è tuttavia di facile soluzione. La plastica rappresenta ancora un materiale dalle proprietà difficili da imitare quando si parla di preservazione degli alimenti. Ad oggi infatti ancora non esiste un’alternativa capace di garantire la freschezza di un prodotto destinato a viaggiare per giorni attorno al mondo. Nell’attesa che la scienza trovi una soluzione e che autorità e governi applichino un sistema funzionale di incentivi e disincentivi per i produttori, l’unica cosa che da cittadini e consumatori possiamo fare per ridurre l’inquinamento da plastica è cercare di consumare il più possibile alimenti di stagione, a chilometro zero o confezionati in imballaggi riciclabili o biodegradabili. Una scelta non sempre facile quando non addirittura impossibile.

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