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Inquinamento luminoso anche nell’oceano: a rischio interi ecosistemi

L’inquinamento luminoso ha un impatto devastante su uomo, uccelli e altri animali ma oggi la scienza svela che da esso non si salva nemmeno l’oceano.

L’inquinamento luminoso è una minaccia anche per l’oceano. A certificarlo ci ha pensato uno studio pubblicato in Elementa: Science of the Anthropocene. Gli scienziati hanno, per la prima volta, sviluppato un atlante delle zone più colpite e hanno riportato dati allarmanti. Ciò espone gli ecosistemi a grandi rischi. Intervenire è, dunque, d’obbligo, ma capire come agire è tutt’altro che semplice.

inquinamento luminoso oceano

Lo studio

A studiare l’impatto dell’inquinamento luminoso sull’oceano ci ha pensato di recente un team di scienziati. Per fornire una mappatura globale di come le luci notturne influenzino gli ecosistemi marini, i ricercatori hanno dovuto incrociare diversi dati. Si sono, in primis, basati su un atlante dell’illuminazione artificiale del cielo notturno risalente al 2016. Hanno, poi, integrato tali informazioni con misurazioni di bordo satellitari, raccolte mensilmente tra il 1998 e il 2017, sulla presenza di fitoplancton o di materia organica. Tali elementi sono, infatti, in grado di disperdere la luce. Il quadro è stato completato dalla considerazione di una serie di variabili relative alle proprietà dell’acqua. Tutto ciò ha permesso di eseguire delle simulazioni che mostrassero quanto la luce penetra in profondità nelle diverse zone.

Inquinamento luminoso nell’oceano

Nemmeno l’oceano è più al sicuro dall’inquinamento luminoso. Le aree più illuminate coincidono con le densamente popolate realtà costiere e con le piattaforme di estrazione offshore. Il massimo impatto della luce artificiale si ha fino a 1 m di profondità. In tale zona questo fenomeno interessa 1.90 milioni di km2 di oceano, al punto da causare una risposta biologica. Scendendo di 20 m, l’area colpita si riduce a 840.000 km2. I valori non sono, però, omogenei. Dove l’acqua è particolarmente limpida, come nei pressi della Malesia, la luce può raggiungere profondità di 40 m. Le mappe hanno, poi, mostrato che, a causa dei lavori negli impianti, il Mare del Nord in aprile e il Golfo Persico in dicembre sono zone altamente colpite.

Agire

Limitare l’impatto dell’inquinamento luminoso sull’oceano è vitale. In questo studio gli scienziati si sono concentrati sui copepodi. Come parte dello zooplancton essi sono alla base della catena alimentare marina. A fare da punto di riferimento per le loro immersioni in profondità, in fuga dai predatori, è la luce. L’illuminazione artificiale altera, dunque, il ciclo. Le reazioni di altri abitanti degli abissi sono ancora ignote e ciò dimostra che la ricerca deve progredire. Le autorità di alcune città costiere hanno, poi, cercato di mitigare i danni puntando sui LED. In realtà ciò ha peggiorato la situazione. Le lunghezze d’onda di blu e verde hanno, infatti, maggiore impatto sugli ecosistemi marini. Cercare strategie coerenti è, dunque, una priorità.

L’inquinamento luminoso è ormai un problema pressante anche nell’oceano. Nei prossimi decenni ci si attende un raddoppiamento della popolazione delle aree costiere e ciò non potrà che aumentare le criticità. Il nuovo atlante offre alle autorità uno strumento per orientare i provvedimenti. Ora la scienza è chiamata a uno sforzo per evitare, in modo quanto mai anacronistico, di proseguire alla cieca.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.