Salute

Inquinamento: il 99% della popolazione mondiale respira aria insalubre per l’Oms

Dai nuovi dati sulla qualità dell’aria dell’Oms emerge che quasi tutti gli abitanti del pianeta respirino sostanze in grado di nuocere alla salute.

Praticamente tutta la popolazione mondiale respira aria dannosa per la salute. È quanto afferma l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel comunicare i nuovi dati del suo monitoraggio sulla qualità dell’aria a livello globale effettuato a cadenza regolare. Tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico, ci sono le attività legate ai combustibili fossili per i quali l’organismo internazionale chiede una stretta alla produzione e consumo. Il nuovo allarme arriva in occasione della Giornata mondiale della salute 2022 (7 aprile), dedicata quest’anno al tema “Our planet, our health”, “Il nostro pianeta, la nostra salute”.

Dai nuovi dati sulla qualità dell’aria dell’Oms emerge che quasi tutti gli abitanti del pianeta respirino sostanze in grado di nuocere alla salute

Il 99% della persone respira aria inquinata

In ogni angolo del mondo si respira male, anzi, malissimo. Il 99 per cento delle persone inspira nei propri polmoni aria che non rispetta i limiti sulle sostanze nocive imposti dalla stessa Oms nelle sue linee guida, rese ancora più severe di recente. Ci sono però differenze a seconda dell’area geografica e del livello di reddito delle varie zone.

Nei 117 Paesi coinvolti nel monitoraggio (i dati sono stati registrati in oltre 6mila città/centri abitati), solo il 17 per cento delle città dei Paesi ad alto reddito presenta valori al di sotto delle soglie massime fissate dalle linee guida dell’Oms per le polveri sottili, in particolare Pm 2,5 e Pm 10. Solo l’1 per cento delle metropoli e centri abitati dei Paesi a basso e medio reddito rispetta invece questi limiti.

Se per le polveri sottili le popolazioni più povere sono esposte a concentrazioni maggiori rispetto alla media globale, per quanto riguarda il biossido di azoto (No2) le differenze sono meno marcate. Solo nel 23 per cento delle città che rilevano i dati su questa sostanza si respirano concentrazioni medie annue che rispettano le linee guida dell’Oms.

Gli effetti sulla salute

I nuovi, preoccupanti dati arrivano mentre la ricerca medico-scientifica conferma di anno in anno con sempre maggiori certezze le conseguenze per la salute derivanti dall’esposizione all’inquinamento dell’aria. Le polveri sottili (o particolato), soprattutto il Pm 2,5, sono in grado di penetrare in profondità all’interno dei polmoni e di entrare nel flusso sanguigno, causando problemi cardiovascolari, neurovascolari e respiratori.

Il No2 è associato a malattie respiratorie, in particolare l’asma, ed è in grado di provocare sintomi come tosse e difficoltà respiratorie, ma anche di portare al ricovero in ospedale e a richieste di visite al pronto soccorso.

L’invito all’azione dell’Oms

Allo scopo di combattere l’inquinamento e migliorare la qualità dell’aria, l’Oms raccomanda ai governi una serie di azioni. Tra queste, l’adozione o la revisione e implementazione degli standard nazionali per la qualità dell’aria sulla base delle aggiornate linee guida dell’Oms; il monitoraggio dell’aria e l’identificazione delle fonti di inquinamento; l’accelerazione della transizione verso l’uso esclusivo di energia pulita a livello domestico; la realizzazione di sistemi di trasporto pubblico sicuri e convenienti e di percorsi ciclopedonali; l’implementazione di standard più stringenti sulle emissioni e l’efficienza dei veicoli a motore e l’aumento delle ispezioni e le manutenzioni obbligatorie dei mezzi.

Il problema della qualità dell’aria nel mondo è profondamente legato a quello del cambiamento climatico, entrambi provocati dall’inquinamento atmosferico. “Le attuali preoccupazioni per l’energia sottolineano l’importanza di accelerare la transizione verso un sistema energetico più pulito e con effetti positivi sulla salute”, ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale dell’Oms, riferendosi alle tensioni connesse alla guerra tra Russia e Ucraina. Tensioni che “sottolineano la pressante necessità di andare velocemente verso un mondo molto meno dipendente dai combustibili fossili”, ha puntualizzato.

 

Fonti: World Health Organization

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food