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Impatto ambientale dello smart working: ecco i primi bilanci

La pandemia ha rivoluzionato il mondo del lavoro e, mentre la vita torna alla normalità, il reale impatto ambientale dello smart working resta ambiguo.

Con la pandemia il modo di intendere il lavoro è completamente cambiato e ora i primi bilanci sull’impatto ambientale dello smart working stanno arrivando. È opinione diffusa che il nuovo stile di vita affermatosi con il COVID, sia vantaggioso per la natura, ma la quesitone è più complicata. Ora ci stiamo cimentando nel difficoltoso ritorno alla normalità e comprendere come farlo in modo eco-friendly è fondamentale.

impatto ambientale dello smart working

Impatto ambientale dello smart working:

I primi bilanci sull’impatto ambientale dello smart working risultano piuttosto ambigui. I trasporti danno alle emissioni di gas serra un grande contributo e, negli USA, il 90% delle persone guida per recarsi sul posto di lavoro. Questi tragitti, tra andata e ritorno, costituiscono il 30% del chilometraggio totale annuale percorso dal lavoratore medio. Le emissioni da traffico nel 2020 sono calate del 15%. A causa del lavoro da casa il consumo di energia elettrica nelle abitazioni è, però, aumentato del 20% e assicurarsi che le fonti da cui l’energia proviene siano sostenibili non è possibile. Molti si sono, poi, trasferiti dagli appartamenti cittadini alle abitazioni suburbane dotate di impianti meno all’avanguardia.

Un futuro di smart working:

Comprendere l’impatto ambientale dello smart working potrebbe in futuro rivelarsi di grande importanza. Molte grandi aziende, tra cui Microsoft, Google, Spotify e Facebook hanno dichiarato che il lavoro post-pandemia non passerà necessariamente dall’ufficio. Il numero dei lavoratori da remoto è destinato a quadruplicare e la forma del lavoro ibrido sembra destinata a diventare dominante. Il rischio è, dunque, che le emissioni aumentino, poiché sia uffici sia abitazioni dovranno essere operativi. I voli di lavoro sono poi diminuiti del 70%, ma non potranno che tornare ad aumentare. Un solo viaggio aereo Chicago-Los Angeles rilascia tanta CO2, quanto tre mesi di tragitti in auto di 10 miglia.

I bilanci:

Indagare sull’impatto ambientale dello smart working continuerà a rimanere vitale. Stacy Kauk, responsabile del Sustainability Fund del Shopify ha spiegato che il lavoro da remoto dello scorso anno non può essere considerato regolare. Si è trattato, infatti, di smart working associato a pandemia e lockdown, e prevederne l’evoluzione futura è complicato. Il nuovo inizio dovrebbe offrire una delle rare occasioni di ripensamento del sistema, ma varie realtà non si stanno dimostrando attente. Trevor Langdon, presidente di Green Standards ha spiegato che molti hanno deciso di partire da un ridimensionamento degli uffici, ma ne hanno sottovalutato l’impatto climatico. Pochi hanno, infatti, badato allo smaltimento di mobili e attrezzature, che sono spesso finiti nelle discariche.

È chiaro che tracciare un bilancio esaustivo sull’impatto ambientale dello smart working potrebbe richiedere ancora tempo. Quello che è certo è che dopo la pandemia il termine “normalità” assumerà tutto un altro significato. Il nostro mondo è stato inaspettatamente costretto a fermarsi. Saper imparare da questo periodo di stop forzato potrebbe davvero fare la differenza.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.