AmbienteAttualità

Il Principe Carlo lancia la sua linea di abiti sostenibili

Modern Artisan propone vestiti pensati per durare a lungo ed essere riparati. Sono disegnati in Italia e fabbricati nel Regno Unito.

Il Principe Carlo ha lanciato la sua linea di abiti sostenibile. Attivo da anni con le iniziative della sua fondazione per proteggere l’ambiente (The Prince’s Foundation), l’erede al trono di Elisabetta II di recente si è concentrato sulla moda per cercare di rendere questo settore più sostenibile possibile. Nel mirino delle sue critiche è spesso finito il grande mondo del fast fashion, la proposta di abiti di modesta qualità, fatti con materiali scadenti e venduti a prezzi bassi che spinge le persone a rinnovare il guardaroba di continuo.

Collezione sostenibile Principe Carlo

LEGGI ANCHE: Moda sostenibile: il Principe Carlo è l’uomo del momento

Modern Artesan, la collezione del Principe Carlo

A questa tendenza dagli impatti negativi per l’ambiente, il Principe del Galles risponde ora con la collezione di lusso Modern Artisan. Per questo progetto la fondazione di Carlo ha collaborato con il gigante dell’e-commerce di vestiti Yoox Net-A-Porter Group. La linea include 18 capi da uomo e da donna studiati per durare a lungo e ha anche un tocco italiano. I disegni portano infatti la firma di designer nostrani e sono ispirati a Leonardo Da Vinci e alla sua arte del drappeggio. La produzione è invece opera di apprendisti artigiani britannici.

Le iniziative nel settore moda del Principe, infatti, oltre ad avere a cuore l’ambiente, hanno sempre avuto un occhio di riguardo per il futuro dell’industria tessile di Sua Maestà. La volontà è di fornire strumenti concreti per l’inserimento professionale di nuove risorse umane e il rilancio del comparto.  Un ulteriore esempio di questo impegno è Future Textiles, un programma finalizzato a promuovere lo sviluppo sostenibile del settore agli occhi e ad avvicinare i più giovani ai lavori tessili.

Le caratteristiche degli abiti

Per gli abiti di Modern Artisan vengono utilizzati lana, cashmere e seta. I materiali, sebbene non siano sempre vegani, sono biologici e provenienti da fonti locali e sono selezionati per fornire resistenza alle creazioni sartoriali. Ogni capo è fornito di istruzioni per  la riparazione per invitare chi lo indossa a ricucire eventuali danni anziché scartarlo. Una pratica promossa e praticata dallo stesso Principe che in un’intervista aveva condannato l’abitudine di buttare i vestiti riparabili definendola “una totale pazzia”.

Insomma, l’impegno per una moda sostenibile è reale. Reali, ma nel senso di accessibili solo a nobili e  benestanti, sono anche i prezzi dei vestiti, che oscillano tra i 442 e 1450 euro. L’aspetto positivo è che l’intero ricavato è destinato alla fondazione del Principe per la realizzazione di programmi sempre a favore l’occupazione nel Regno Unito.

La rinascita della lana

È solo l’ultimo dei numerosi progetti di Carlo. Tra i più interessanti c’è anche The Campaign for Wool che promuove dal 2010 la rinascita della lana e dei suoi impieghi, dal 2013 attivo anche in Italia. I suoi pilastri sono la salute e il benessere degli animali , così come il tema ambientale: la lana infatti è un materiale ecologico, sostenibile e biodegradabile. Un tessuto che oltre a tenere caldo, non danneggia la natura.

REDAZIONE
Raccontare e spiegare cibo, sostenibilità, natura e salute. Un obiettivo più facile a dirsi che a farsi, ma nella redazione di inNaturale non sono queste le sfide che scoraggiano. Siamo un gruppo di giovani affiatati in cerca del servizio perfetto, pronti a raccontarvi le ultime novità e le storie più particolari.