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Il Cognac della Regina

Protetto dal nostro corrispettivo francese della DOP, il cognac è un distillato derivato dal vino bianco da bere esclusivamente in calici a tulipano, parola di esperti

No Tamigi, no Cognac

Il Cognac è un distillato di vino bianco prodotto in una zona delimitata dalle regioni di Charente e Charente Marittima a Nord Ovest della Francia, probabilmente è la bevanda spiritosa più conosciuta al mondo, ancora oggi status symbol per quegli uomini, permettetemi il termine, da monocolo e cilindro. Non tutti sanno però che senza l’Inghilterra tale successo non sarebbe mai arrivato, e al Cognac sarebbe presumibilmente toccata la stessa sorte del fratello minore Armagnac.

Fu proprio grazie a sudditi di sua Maestà e al loro amore per gli aromi intensi, vedesi il grande consumo di Porto, Madeira e Sherry, che il mercato di questo distillato esplose tra il XVIII e il XIX secolo, ma non fu solo questa la ragione del suo successo. É sicuramente vero che gli inglesi immisero una quantità esorbitante di fondi all’interno della filiera di produzione del Cognac, ma per “dare a Cesare ciò che è di Cesare” va sottolineato che niente di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il savoire faire e la costanza dei Francesi, che negli anni hanno saputo garantire il prodotto agli esportatori in quantità e qualità costanti.

No Tamigi, no Cognac

Lungimiranza transalpina

Il Cognac è protetto dal riconoscimento europeo di AOC (Appellation d’Origine Contrôlée), il corrispettivo della nostra DOP. É interessante notare come i Francesi nel lontano 1909, infastiditi dalle imitazioni italiane e spagnole che seguirono il filone d’oro del distillato, redassero un disciplinare con il preciso obiettivo di proteggere il nome del loro prodotto tipico. Da quel momento fu globalmente vietato apporre la dicitura Cognac ad ogni distillato che non fosse prodotto secondo le severe regole del disciplinare, obbligando quindi i produttori stranieri a trovare nuovi nomi per le loro produzioni.

Nel suo periodo nazionalista anche il poeta Gabriele D’Annunzio tentò di proporre un nuovo termine che potesse differenziare il prodotto italiano da quello francese: individuando in arzente la giusta alternativa, ma come l’attualità ci insegna tale invenzione linguistica non ebbe successo e l’appellativo Brandy fu quello più gettonato tra i mastri distillatori non francofoni.

Lungimiranza transalpina

Degustazione perfetta di un duttile distillato

Lasciando perdere noiose digressioni sulla produzione e quisquiglie di classificazione, passiamo alla parte più interessante: come si degusta un Cognac d’annata? I sommelier più esperti consigliano di utilizzare calici a ‘Tulipano‘ o ballon, con una temperatura di servizio ideale tra 20° e i 22° C. É assolutamente da evitare la nociva tradizione di riscaldare il bicchiere con una fiamma viva o di infiammare una goccia di alcol nel calice prima del servizio, perché così facendo si perderebbero molti profumi ed il gusto assumerebbe una spiacevole nota di ‘Brulé’.

Per favorire la decantazione e lo sprigionamento degli aromi è invece consigliabile riscaldare il bicchiere con il calore delle sole mani, attraverso un processo che prende il nome di ‘umanizzazione‘. Il rituale sopra descritto può essere adottato durante la degustazione di Cognac che abbiano superato i 6 anni d’invecchiamento in barrique, possiamo invece essere meno restrittivi con le varianti più giovani, spesso consumate lisce, per miscelare cocktail o con l’aggiunta di acqua dando vita, in quest’ultimo caso, al tradizionale dissetante “fine à l’eau“.

Fonti: Wikipedia – Saperebere – Diwinetaste

REDAZIONE

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