Cultura

Il baobab e il “Piccolo Principe”: una riflessione da non dimenticare

Per il Piccolo Principe, il baobab è molto più di un albero: ecco il suo significato e perché è importante non dimenticarlo nella vita di tutti i giorni.

Quale miglior occasione della Giornata nazionale degli alberi per rispolverare un capolavoro senza tempo della letteratura? Il “Piccolo Principe” non è solo un libro per bambini o per nostalgici, ma una raccolta preziosa di spunti di riflessione che fa bene all’anima: qualsiasi età abbia. Sono molti i temi toccati da Antoine de Saint-Exupéry, ma scopriamo insieme che significato ha per lui il baobab.

piccolo principe baobab
Foto: christianlechevallier @pixabay

Il baobab e il Piccolo Principe

”Sul pianeta del piccolo principe ci sono, come su tutti i pianeti, le erbe buone e quelle cattive. Di conseguenza: dei buoni semi di erbe buone e dei cattivi semi di erbe cattive. Ma i semi sono invisibili. Dormono tutti nel segreto della terra finché a uno di loro non piglia il ghiribizzo di svegliarsi. [..] Se si tratta di un ramoscello di ravanello o di rosaio, si può lasciarlo spuntare indisturbato, ma se si tratta di una pianta cattiva, bisogna strapparla subito, appena la si riconosce. C’erano dei terribili semi sul pianeta del piccolo principe: erano i semi dei baobab. Il suolo ne era infestato. Ora, un baobab, se si arriva troppo tardi, non si riesce più a sbarazzarsene. Ingombra tutto il pianeta. Lo trapassa con le sue radici. E se il pianeta è troppo piccolo e i baobab troppo numerosi, lo fanno scoppiare.”

Nel libro, scritto da Antoine de Saint-Exupéry nel 1943, il piccolo protagonista si ritrova ogni giorno ad estirpare i “semi cattivi” mentre innaffia i “semi buoni”. I semi cattivi sono proprio i semi di baobab, che secondo il Piccolo Principe è fondamentale sradicare in tempo prima che il pianeta ne risulti totalmente distrutto. Secondo il protagonista “è una questione di disciplina”, aggiungendo che “quando ha finito di lavarsi al mattino, bisogna fare con cura la pulizia del pianeta. Bisogna costringersi regolarmente a strappare i baobab appena li si distingue dai rosai ai quali assomigliano molto quando sono piccoli.”
I semi buoni? Sono proprio quelli di rosa, a cui è rivolta tutta la sua attenzione e tanto amore.

Cosa ci insegna

La metafora del baobab non è casuale: Antoine de Saint-Exupéry vuole scavare nel nostro cuore e trovare il nostro personale baobab nascosto. Si riferisce proprio alle nostre paure, ai nostri sentimenti negativi, ai nostri traumi, alle nostre angosce o tristezze. E a volte diventano così grandi – proprio come un baobab – che ci sembra impossibile controllarle. Dare spazio a questi “semi cattivi” però ci aiuta ben poco e spesso ci fa vivere e interpretare la realtà attraverso dei filtri difficili da sradicare. Per alcuni i semi sono rimasti invisibili e difficili da trovare, per altri invece l’albero è cresciuto così tanto che, come realizzerà il Piccolo Principe, neanche una quantità enorme di elefanti uno sopra l’altro potrebbe distruggere.

Proprio per questo è importante avere cura dei germogli delle rose e, anche se simili, saperli distinguere da quelli del baobab. Se diamo spazio alle rose ed estirpiamo in tempo i semi del baobab, possiamo impedire che le nostre preoccupazioni diventino sempre più grandi. Secondo la prospettiva del protagonista i baobab sono davvero cattivi: possono distruggere il suo piccolo pianeta. E non proprio quello che il nostro cuore proverebbe se realizzasse di essere in pericolo e pieno di paure insormontabili? Certo, è normale avere paura e provare solitudine proprio come il Piccolo Principe, ma come ci insegna l’autore non esistono radici che non posso essere estirpate.

Probabilmente alcuni baobab sono già cresciuti dentro di noi, ma non bisogna preoccuparsi: con amore, tempo e pazienza ci sarà sempre tempo per coltivare nuove rose. Sono proprio i semi di rosa che non dobbiamo dimenticare, perché innaffiandoli ogni giorno avremo sempre meno paura di quei grandi grossi alberi che a volte ci appesantiscono il cuore.

Cristina Morgese
Dopo aver conseguito la Laurea in Storia dell'arte e il Master in Management Museale, lavoro freelance come giornalista, copywriter e content creator. Non credo a confini già delineati, per questo mi piace oltrepassarli e trovare i fili nascosti che legano discipline diverse tra loro.