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I miti degli Ogm: il caso Schmeiser, Davide contro Golia

Nel nostro paese il dibattito sugli Organismi Geneticamente Modificati è da sempre acceso, eppure esistono storie ad altissimo rischio di strumentalizzazione. Quella del caso Schmeiser è un esempio assolutamente concreto.


Esiste un argomento più simile ad un campo minato degli Ogm? Anzi, la domanda giusta potrebbe essere un’altra: perché è così pericoloso? Per esperienza, quando una discussione si apre come un campo di battaglia tra due schieramenti decisamente arroccati almeno uno dei due deve aver ceduto all’ideologia, qualcosa più basato su credenze e opinioni piuttosto che su fatti e nozioni scientifiche. D’altra parte, agli albori di un mondo dominato da un oligopolio di multinazionali agroalimentari dal sapore amaramente distopico, quando si tratta di mettere le mani sui semi e sulla dieta dell’intero pianeta bisogna pensarci su, e anche parecchio a fondo.

I miti degli Ogm: il caso Schmeiser

In questo articolo in particolare tratteremo di un solo caso, meritevole di molta chiarezza e per farlo ci ispireremo al lavoro di un giornalista italiano molto prolifico sull’argomento, Dario Bressanini, penna di Le Scienze e del Fatto Quotidiano. Parliamo del famoso caso dell’agricoltore Percy Schmeiser, condannato a pagare un’ingente somma alla Monsanto, multinazionale dall’infausta nomea nell’ambito delle biotecnologie, per aver coltivato dei semi brevettati senza licenza. Secondo il contadino, però, quei semi sarebbero finiti nel suo campo per un caso di contaminazione, non volontario, e per questa sua posizione si è guadagnato il ruolo di paladino anti-biotec, ospite di diversi eventi, compresi alcuni organizzati da Slow Food.

Il caso Schmeiser

Per ragioni di spazio riassumerò la vicenda in maniera breve, confidando che in rete potrete approfondire ulteriormente quanto riportato qui. Negli anni novanta in Canada si coltiva, tra le altre piante, la Colza Round Up Ready brevettata da Monsanto, contenente un gene che le permette di resistere al famoso erbicida della multinazionale, il Round Up, appunto. In particolare, secondo la traduzione degli atti del processo in cui fu coinvolto il signor Schmeiser, sono 600 gli agricoltori che coltivano questa varietà, per un totale di 50000 acri. I semi sotto il faro della querela da parte di Monsanto sono quelli piantati dal contadino nel suo primo campo di 370 acri, semi di colza, su cui Schmeiser sparse del Round Up, a cui alcune piante sopravvissero.

A loro volta i semi di queste piante vennero presi e messi nel cassone di un camion in attesa di essere piantate la primavera successiva. Come sottolinea anche Bressanini, questo è uno dei passaggi fondamentali della vicenda, visto che in numerose interviste il contadino ha negato di aver utilizzato il Round Up, cosa che invece dichiara nell’aula del tribunale.

L’anno successivo, probabilmente su un’imbeccata di qualche vicino dall’occhio lungo, la multinazionale invia alcuni suoi ispettori nelle strade che costeggiano i campi del signor Schmeiser per prelevare campioni di colza, i quali confermano che si tratta di colza Round Up Ready, coltivata quindi senza licenza. Campionature successive svolte dal tribunale confermano che i 1030 acri del contadino sono coltivati con questa varietà di colza e, secondo la sentenza, concentrazione e vastità escludono che possa esserci stata solo una semplice contaminazione. La conclusione del giudice federale, tradotta da Bressanini per il suo articolo, riporta che: “Nel 1998 Mr. Schmeiser ha seminato piante di canola resistente al glifosate, salvate dal raccolto del 1997, che sapeva o avrebbe dovuto sapere erano resistenti al Roundup, e quei semi erano la principale sorgente di semi per la semina successiva di tutti i 9 campi di colza del 1998. È stata la coltivazione, il raccolto e la vendita di quella colza, in quelle circostanze, che ha reso Mr. Schmeiser passibile di una azione legale. “Fatti per altro non contestati dal contadino.

Morale della favola?

Fate un esperimento: provate a cercare su un motore di ricerca qualunque questa vicenda e date un’occhiata al modo in cui viene proposta. Nei successivi ricorsi, la Corte Suprema canadese è arrivata a dire che: “Mr. Schmeiser si è lamentato che le piante, originariamente, sono arrivate sul suo campo senza il suo intervento. Tuttavia egli non ha spiegato per nulla perché ha spruzzato il Roundup per isolare le piante Roundup Ready trovate sul suo campo, perché ha coltivato e raccolto le piante, salvato e isolato i semi, perché li ha piantati successivamente e come ha fatto a finire con 1030 acri di colza Roundup Ready, che gli sarebbero altrimenti costati $15000”.

Morale della favola

Questi fatti sono accuratamente tralasciati da tantissime fonti, alcune arrivano addirittura a dipingere l’appezzamento del contadino come un orto, quando, giusto per intenderci, 1030 acri corrispondono bene o male a 400 e passa ettari di terreno, nulla di più lontano dall’orticello dietro casa. È veramente il caso di parlare di Davide contro Golia? La dinamica di questa vicenda è realmente così scontata, dipingendo una multinazionale che sicuramente non è esente da critiche come criminale, anche quando i fatti dicono altro? Ma soprattutto, di chi ci si può fidare allora?

Fonti: Bressanini-lescienze – Repubblica

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.