Frico, così rinasce la patata

Il frico è una pietanza che non può assolutamente mancare tra le esperienze culinarie del viaggiatore che percorre le strade del Friuli. Oppure se siete semplicemente dei curiosi interessati a far viaggiare solo le papille gustative restandovene comodamente a casa, questa prelibatezza gastronomica friulana fa proprio al caso vostro.
Un’origine che si perde nella leggenda
Come molte tradizioni gastronomiche, anche quella dell’origine del frico è legata a una leggenda. Quest’ultima narra dell’incontro tra Sant’Ermacora (patrono di Udine) e un pastore che ospitò il santo. Il pastore accolse un viandante che si stava recando ad Aquileia per predicare il Vangelo e lo rifocillò con un po’ di polenta e un pezzo di formaggio. La famiglia del pastore desiderava offrire qualcosa di più sostanzioso al santo, così quest’ultimo suggerì di rimettere sul fuoco il siero del formaggio e di provare a pregare affinché le porzioni aumentassero di volume e di numero.
Così fecero: aggiunsero acqua fredda e aceto per evitare che il formaggio diventasse eccessivamente duro. Al termine delle preghiere, dalla pentola sul fuoco iniziò a ribollire in gran quantità una pietanza molto simile al frico meravigliando e rallegrando tutti i commensali.
Il frico di oggi
Nonostante gli ingredienti presenti nella leggenda siano leggermente diversi da quelli riconducibili alla ricetta moderna, alcuni elementi sono rimasti gli stessi. Nello specifico il frico che viene preparato oggigiorno è un piatto essenzialmente di patate, cipolle e formaggio di Montasio. Alcune ricette consigliano anche l’aggiunta di guanciale.
Inoltre esistono due tipologie di frico: quello friabile (o croccante) e quello morbido. Il primo solitamente viene fritto nell’olio bollente ed è eccellente per essere accompagnato con delle terrine di funghi o di fonduta; il secondo invece, il più conosciuto, assomiglia a una sorta di frittata con patate e formaggio (di diversa stagionatura).
