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Entro il 2080 il 70% degli oceani sarà senza ossigeno. A rischio la pesca

Entro il 2080 il 70% degli oceani sarà senza ossigeno. A rischio la pesca

Il riscaldamento globale sta rendendo gli oceani sempre più poveri di ossigeno e, senza un’inversione di rotta, i danni alla pesca saranno irreparabili.

Secondo uno studio recentemente pubblicato in Geophysical Research Letters il rischio che gli oceani rimangano senza ossigeno è più che concreto. Il fenomeno appare una diretta conseguenza del cambiamento climatico e gli scenari possibili per il futuro sono diversi. Intervenire per fermare la corsa del riscaldamento globale è una priorità, ma il punto di non ritorno è già stato raggiunto e le garanzie di riuscita scarseggiano.

oceani ossigeno

Lo studio sugli oceani

L’ossigeno è fondamentale per sostenere la vita in mari e oceani e, senza di esso, gli ambienti più ricchi del pianeta si troverebbero al collasso. La deossigenazione è, però, purtroppo, una diretta conseguenza del riscaldamento globale. Le acque più calde trattengono meno questo gas disciolto. Le elevate differenze di temperatura tra i vari livelli di profondità rendono, poi, gli scambi tra gli strati degli oceani sempre meno consistenti. A riportare l’attenzione su tutto ciò ci ha pensato un team della Shanghai Jiao Tong University. Gli scienziati hanno, dunque, cercato di costruire delle proiezioni per il futuro, sulla base di due diversi scenari sui livelli di emissioni di gas serra.

Oceani senza ossigeno?

I dati su come i livelli di ossigeno in mari e oceani siano destinati a variare preoccupano. A essere interessati dalla deossigenazione saranno soprattutto le cosiddette zone mesopelagiche, ovvero comprese tra i 200 e i 1.000 m di profondità. Qui il rischio è che, entro il 2080, il 70% delle aree si trovi priva di ossigeno. Il punto di non ritorno sarebbe stato raggiunto nel 2021, anche se il margine di oscillazione è di 4 anni. Le acque di tali profondità non ricevono ossigeno direttamente dall’atmosfera o dalla fotosintesi, ma sono la sede dei processi di decomposizione. Gli strati superficiali potrebbero veder iniziare il declino nel 2043, se le emissioni dovessero alzarsi, e quelli più profondi nel 2030, ma variazioni di 9 e 7 anni rimangono possibili.

Le conseguenze

Lo studio sul calo di ossigeno negli oceani fa scattare un vero e proprio allarme. Gli strati mesopelagici custodiscono, infatti, gran parte delle specie ittiche fondamentali per la pesca. A essere a rischio è dunque, oltre all’equilibrio del pianeta, anche la sicurezza alimentare di miliardi di persone. Pianificare interventi per mitigare l’impatto del cambiamento climatico e per ridurre le emissioni appare l’unica via. Yuntao Zhou, autrice leader dello studio, ha, però, specificato che sapere se l’ossigeno nelle acque sarà mai in grado di tornare ai livelli dell’epoca pre-industriale è impossibile. A preoccupare sono, soprattutto, le aree vicine ai Poli che si scaldano velocemente e le Zone Minime di Ossigeno, localizzate intorno ai Tropici, che si stanno espandendo.

La diminuzione dei livelli di ossigeno negli oceani non può che inquietare. Le conseguenze del cambiamento climatico investono, ormai, tutti gli ecosistemi. Questi ricchissimi ambienti custodiscono gran parte della biodiversità del pianeta e rappresentamento per l’umanità un’impareggiabile fonte di sostentamento. Soffocarli per poi finire ad annaspare per primi non appare proprio la migliore delle strategie.


Alice Facchini
Alice Facchini
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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