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Edilizia: in futuro le case potrebbero essere costruite con mattoni di funghi

Edilizia: in futuro le case potrebbero essere costruite con mattoni di funghi

Dalle “radici”, i miceli, si ricava un materiale a basso impatto ecologico, ma allo stesso tempo solido e resistente. Ma per ora rimane una suggestione

In futuro potremmo vivere in case costruite con mattoni di funghi. Sono sempre più numerosi i designer, gli ingegneri e gli architetti che stanno guardando e sperimentando con crescente interesse questi organismi naturali per impiegarli nell’edilizia. In particolare i miceli, le loro “radici”. Queste fibre, coltivate in laboratorio, permettono la creazione di un materiale dalle caratteristiche notevoli, a partire dal basso impatto sul clima: l’inquinamento legato alla produzione sarebbe di gran lunga inferiore rispetto ai tradizionali materiali per l’edilizia.

Dalle “radici” dei funghi, i miceli, si possono ricavare mattoni per l'edilizia a basso impatto ecologico, ma allo stesso tempo solidi e resistenti

L’inquinamento dell’edilizia

Il settore delle costruzioni, insieme all’efficienza energetica degli edifici, costituisce infatti un grande problema per il surriscaldamento globale. Lo dimostra una pubblicazione dell’Onu del 2020, il Buildings Global Status Report: le due fonti combinate nel 2019 hanno rilasciato il 38 percento di tutte le emissioni di anidride carbonica a livello globale; la sola realizzazione di case e palazzi è responsabile di un decimo della CO2 totale. Nel complesso inquina più dell’intero settore trasporti, contando aerei, treni, navi e mezzi su gomma. Gran parte del problema è legato proprio alla produzione del cemento e degli altri materiali per gli edifici, ancora molto dipendente dai combustibili fossili. A questo si aggiunge la questione smaltimento dei detriti dopo le demolizioni.

Una risorsa ecofriendly

Con i mattoni di funghi lo smaltimento non sarebbe così complicato. Essendo biodegradabili, in fase di smantellamento delle strutture ci si ritroverebbe con residui molto meno difficili da smaltire rispetto a i tradizionali residui. Questi di solito sono spediti nelle discariche, dove possono rimanere parcheggiati per anni. Inoltre, i funghi potrebbero anche aiutare a “pulire” il mondo da altri rifiuti, semplicemente nutrendosene: è il caso della segatura e degli scarti dell’agricoltura.

Gli esperimenti e le prime costruzioni

Non tutte le specie di funghi sono adatte per realizzare mattoni. Tra quelle che hanno dato risultati migliori, ci sono la Phellinus robiniae e la Ganoderma lucidum. Phil Ross, un designer della California, ha sfruttato quest’ultima specie per produrre dei mattoncini con cui è riuscito a costruire un arco. David Benjiamin, un bioarchitetto di New York si è spinto addirittura oltre, realizzando la prima torre al mondo di funghi, installazione che è stata anche esposta anche al MoMa.

I feedback dopo i numerosi test fatti in questi anni sono tutti in sintonia. I miceli – nutriti in laboratorio e travasati da un contenitore all’altro fino a quello in cui si andrà a cuocere il mattone – crescono velocemente, sono idrorepellenti, resistenti al fuoco e non sono tossici. Inoltre, gli intrecci che si creano tra i “rami” del corpo vegetativo che si espande conferiscono al materiale un’alta resistenza alle compressioni e solidità.

Un materiale polivalente

Le premesse sembrano buone per una rivoluzione nell’edilizia. Ma per comprare una casa fatta di funghi bisognerà aspettare ancora un po’. Su altri fronti, invece, l’uso dei miceli sembra già più sdoganato e destinato a espandersi. Il mondo della moda li ha scoperti per i vestiti e per il cuoio vegano destinato alla fabbricazione di scarpe, come sta facendo Adidas. Altre realtà li hanno sfruttati per sostituire i packaging di plastica.


Marco Rizza
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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food

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