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Disturbi del sonno, cosa ci dicono sui rischi di demenza?

Disturbi del sonno, cosa ci dicono sui rischi di demenza?

Essere affetti da disturbi del sonno può voler dire far invecchiare più velocemente il cervello e incorrere in maggiori rischi di demenza.

Dormire bene non è solo un lusso ma forse anche una necessità per evitare di alzare le proprie probabilità di incorrere in demenza in età avanzata a causa dei disturbi del sonno. A mostrarlo ci ha pensato uno studio pubblicato in JAMA Network Open che ha indagato sull’impatto che i parametri relativi al riposo hanno sul nostro cervello. La ricerca va approfondita ma gli scienziati si sono premurati anche di fornire qualche possibile soluzione al problema.

Disturbi del sonno, cosa ci dicono sui rischi di demenza
@envatoelements

Disturbi del sonno nella demenza 

A concentrarsi sul ruolo che i disturbi del sonno possono avere nel predire i rischi di demenza ci ha pensato un team della University of California San Francisco. I ricercatori hanno evidenziato che attraverso l’analisi delle onde cerebrali generate durante il sonno è possibile fornire una stima dell’età del nostro cervello. Nel riposo emettiamo onde Alfa, in fase di addormentamento, onde Theta durante il sonno leggero e onde Delta nel momento del sonno profondo. 

Gli studiosi hanno affidato a un modello di machine learning il compito di trasformare tali dati raccolti tramite elettroencefalogramma, un esame diagnostico non invasivo, in un indice di età cerebrale. Ne è poi emerso che per ogni 10 anni di cui il nostro cervello risulta più vecchio dell’età biologica il rischio di incorrere in demenza aumenta del 40%.

Disturbi del sonno e demenza: lo studio 

Per arrivare alla propria conclusione sul collegamento tra disturbi del sonno e demenza i ricercatori hanno analizzato dati relativi a 7.000 soggetti. I pazienti avevano un’età compresa tra 40 e 94 anni e nessuno presentava sintomi di demenza all’inizio dello studio. Gli individui sono stati poi seguiti per periodi variabili da 3.5 a 17 anni e 1.000 di loro hanno sviluppato la patologia

Gli autori hanno dunque ricostruito a posteriori i parametri relativi alla loro età cerebrale connessa al sonno e sono arrivati a individuare la tendenza esposta. I pazienti che dimostravano un’età cerebrale inferiore a quella biologica apparivano, d’altra parte, maggiormente protetti. Dato che il cervello utilizza diverse onde durante il sonno, ognuna deputata a sostenere la funzionalità dell’organo in maniera diversa, non appare illogico che problemi nell’ambito siano collegati a un futuro decadimento.

Sintomi della demenza e disturbi del sonno 

I ricercatori hanno spiegato che comprendere come i disturbi del sonno possano fare da precoci segnali di rischio di demenza rappresenta una priorità. Un simile approccio permetterebbe di mettere in atto strategie di intervento precoce ottenendo informazioni da un esame non invasivo che potrebbe diventare in futuro persino più abbordabile. Molti dispositivi indossabili, come smartwatch e simili, sono già estremamente sofisticati nell’analisi del sonno e sono destinati a migliorare

Gli autori hanno anche insistito su quanto sia importante dedicarsi a buone prassi per correggere i problemi. Fare regolare esercizio fisico, evitare di bere alcol, fumare e mangiare cibi estremamente grassi, tenere sotto controllo il proprio peso corporeo e fare attenzione a condizioni come le apnee notturne possono rivelarsi tutte ottime strategie.

Lo studio non deve ingannare: quella tra disturbi del sonno e aumento dei rischi di demenza è al momento una relazione di correlazione e non di causalità. Per arrivare a dati più certi che possano orientare delle strategie terapeutiche è necessario approfondire la ricerca. Considerando che la demenza è una patologia subdola che dà segni solo quando la situazione è già compromessa, però, gli scienziati sono determinati a esplorare ogni prospettiva.

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazioni indesiderate.


Alice Facchini
Alice Facchini
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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