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Dispositivi elettronici: cosa si intende con obsolescenza programmata?

Dispositivi elettronici: cosa si intende con obsolescenza programmata?

Il concetto di obsolescenza programmata non è nuovo ma a cosa è dovuta l’improvvisa morte dei nostri dispositivi elettronici

L’obsolescenza programmata non è un termine di recente invenzione. Se ne parlava già ai primi del ‘900 in riferimento a una strategia industriale volta a limitare il ciclo di vita di un prodotto. Lo scopo? Quello di tenere alta la domanda e quindi alimentare il mercato. Accorciando infatti la vita media di un prodotto si spinge il consumatore ad acquistare prima del necessario un suo sostituto. Le conseguenze, soprattutto a livello ambientale, sono gravissime.

Obsolescenza programmata
@envatoelements

Cospirazione delle lampadine: la nascita dell’obsolescenza programmata

Negli anni ’20 i produttori di lampadine fecero una sorta di cartello. Stabilirono che la durata utile delle ore di luce di una lampadina dovesse essere limitata a 1000 ore e non più 2500 come in origine. È questo il primo fenomeno di obsolescenza programmata, ossia un limite di vita imposto a tavolino a un oggetto.

Obsolescenza programmata dei dispositivi elettronici

Oggi il fenomeno colpisce soprattutto smartphone e grandi elettrodomestici come forni, frigoriferi e lavastoviglie. Il processo di invecchiamento inizia già dopo un paio di anni, solitamente in corrispondenza deldecadimento della garanzia offerta dal produttore. Questo vale soprattutto per telefoni e computer che in breve tempo smettono di ricevere aggiornamenti di sicurezza o non sono più compatibili con determinate applicazioni. La cronaca però racconta anche di aggiornamenti firmware rilasciati appositamente per compromettere le funzionalità del dispositivo. Basti pensare all’episodio che nel 2018 ha visto l’antitrust intervenire contro due famose aziende, giudicate responsabili di aver causato volutamente il rallentamento dei dispositivi con degli aggiornamenti.

Il problema della sostenibilità

Un articolo del World Economic Forum ha evidenziato come nel 2021 siano state create oltre 54 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Per fare un confronto: il loro peso è maggiore di quello della Grande Muraglia Cinese, considerata la più grande opera di ingegneria mai costruita.

Appare chiara quindi l’importanza di attuare una strategia a livello globale per porre un freno al fenomeno. Per questo l’Unione Europea si è mossa arrivando all’approvazione del primo regolamento sul diritto alla riparazione, in vigore dal marzo 2021. In Francia poi è stato introdotto l’indice di riparabilità, un valore che stabilisce con quanta semplicità è possibile riparare un prodotto. Lodevole, certo, tuttavia basandosi su dati forniti dai produttori potrebbe risultare poco accurato.

Insomma, qualcosa si è fatto e qualcosa si sta facendo per porre un freno al fenomeno dell’obsolescenza programmata. La nascita delle economie circolari per esempio o del mercato del ricondizionato si muovono in quella direzione. Da consumatori sicuramente possiamo orientarci verso acquisti più consapevoli, valutando l’intercambiabilità dei componenti e la semplicità di reperire i pezzi di ricambio sul mercato; considerando l’indice di riparabilità; affidandosi a prodotti con garanzie commerciali prolungabili, segno di qualità superiore.


Beatrice Piselli
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Dopo una Laurea in Ingegneria mi sono allontanata dai numeri e avvicinata a nuove forme di espressione, come la fotografia e la scrittura. Il mio blog, Il Cucchiaio Verde, racchiude entrambe le passioni e ha come filo conduttore uno stile di vita vegetariano.
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Dopo una Laurea in Ingegneria mi sono allontanata dai numeri e avvicinata a nuove forme di espressione, come la fotografia e la scrittura. Il mio blog, Il Cucchiaio Verde, racchiude entrambe le passioni e ha come filo conduttore uno stile di vita vegetariano.
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