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Cotoneaster, la superpianta che assorbe l’inquinamento delle auto

Una ricerca ha rivelato le qualità di questo arbusto. Chioma fitta e foglie pelose lo rendono più efficace contro lo smog rispetto ad altre piante simili.

Che la vegetazione lungo le strade fosse un’arma contro lo smog era già noto. Non tutte le piante, tuttavia, assorbono gli stessi livelli di inquinamento. Alcune sono più efficaci, altre hanno capacità nettamente inferiori. Nella prima categoria si colloca il cotoneaster (o cotognastro). Questo arbusto, che produce piccoli frutti rossi simili a mele, è stato recentemente definito un’autentica superpianta dalla Royal Horticultural Society (RHS), istituzione dedicata all’orticultura fondata nel 1804 a Londra.

La Royal Horticultural Society di Londra ha scoperto che il cotoneaster è un'autentica superpianta in grado di assorbire grandi quantità di smog derivante dagli scarichi delle auto

Piante contro il cambiamento climatico

Il titolo gli è stato assegnato dopo uno studio condotto dalla stessa RHS. L’obiettivo di questa ricerca era confrontare diversi tipi di piante per individuare quelle con le caratteristiche più idonee per realizzare parchi e giardini in grado di fronteggiare i cambiamenti climatici. In altre parole, aree verdi in grado di frenare alcuni problemi, quali inquinamento atmosferico, allagamenti e ondate di calore.

Tra quelle esaminate c’erano il biancospino, il cedro rosse occidentale e appunto il cotoneaster. Ed è stata proprio quest’ultima, nello specifico la specie Cotoneaster franchetii, a rivelarsi la più efficace contro l’inquinamento delle auto. I risultati hanno dimostrato che riesce ad assorbire almeno il 20 percento di smog in più rispetto agli altri arbusti. Un effetto particolarmente evidente lungo le strade con alti livelli di inquinamento. Nella aree con meno traffico, invece, non si sono registrati risultati significativi.

Caratteristiche vincenti

Ma qual è il motivo di questa performance eccellente? Lo ha spiegato la coordinatrice della ricerca, la dottoressa Tijana Blanusa, al Guardian: “Abbiamo scoperto che nelle strade principali di città con traffico pesante le specie con una canopea più complessa e densa e foglie ruvide e pelose come il cotoneaster erano più efficaci. In soli sette giorni una siepe lunga un metro e ben curata, è in grado di catturare l’inquinamento prodotto da un’auto in un viaggio di 500 miglia (più di 800 chilometri ndr)”.

Piante contro il climate change

Non si tratta della prima superpianta individuata dal RHS. Identifichiamo in continuazione nuove superpiante con qualità uniche che, quando combinate con altra vegetazione, forniscono benefici maggiori garantendo allo stesso tempo i necessari habitat per gli animali”, ha spiegato il direttore scientifico dell’istituto, il professore Alistair Griffiths sempre al quotidiano britannico.

“Ad esempio – continua il professore –, abbiamo scoperto che l’edera è eccellente per rinfrescare gli edifici, mentre biancospino e ligustro aiutano ad attenuare le precipitazioni estive e ridurre gli allagamenti locali. Se le piantassimo nei giardini e negli altri spazi verdi nelle zone in cui questi problemi ambientali sono più comuni, potremmo avere un’arma in più nella lotta contro il cambiamento climatico”.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food