AttualitàEcologiaEconomia

Cos’è la heatflation, l’inflazione legata al caldo estremo

L’inflazione causata del caldo intenso è stata ribattezzata heatflation, fenomeno che parte dalla crisi climatica e fa aumentare i prezzi del cibo.

Non più solo “inflation” vale a dire inflazione ma “heatflation”, inflazione da calura. Il gioco di parole dalla lingua inglese rende immediatamente l’idea: l’aumento dei prezzi generale che stiamo vivendo oggi è legato, almeno in (gran) parte proprio alle temperature estreme che si registrano questa estate in tutto l’emisfero settentrionale. È un fenomeno articolato che parte dalle difficoltà che stanno vivendo gli agricoltori in ogni parte del mondo e che rischiano di compromettere la sicurezza alimentare globale facendo alzare drasticamente il costo della vita.

heatflation
Foto: PxFuel

Heatflation, che cos’è?

Heatflation è il portmanteau delle parole inglesi “heat”, caldo o calura e “inflation”, inflazione e nella sua immediatezza rende chiaramente l’idea. L’ondata di calore estremo mai registrato fino ad ora che sta colpendo l’intero emisfero settentrionale, dagli Stati Uniti alla Cina, dall’Europa al Giappone fino all’India con fenomeni di siccità, vasti incendi e temperature altissime spesso ben oltre i 40°C sta mettendo in crisi la produzione alimentare.

In Italia, ad esempio, secondo Coldiretti la calura e la siccità di questa estate porterà alla perdita del 30-40% del raccolto stagionale di riso, mais e grano. La situazione è simile in diverse altre parti del pianeta. E quando cala la produzione ma la domanda resta costante, il prezzo degli alimenti tende a salire portando inflazione in questo caso a livello globale.

Il caldo estremo fa aumentare  i prezzi

Ma non è solo la calura senza precedenti a portare “heatflation” quest’anno in tutto il mondo. Una serie di circostanze sommate assieme sta provocando una tempesta perfetta, e purtroppo è una tempesta senza precipitazioni. L’ondata anomala di calore arriva al termine di un lungo periodo in cui l’economia è stata gravata dalla pandemia di COVID-19, ma a gravare ulteriormente sui prezzi degli alimenti è l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia che ha bloccato milioni di tonnellate di grano nei porti esacerbando una situazione resa già difficile dal calo della produzione.

Secondo le stime di Allianz, un europeo spenderà in media 243€ in più per il cibo questo 2022 solo a causa della guerra in Russia. E questa previsione non tiene conto del fenomeno della heatflation che porterà i prezzi a salire ulteriormente. È una questione semplice, spiegano gli economisti, oggi la domanda di cibo del pianeta supera la produzione e questo porta ad un aumento dei prezzi.

Cosa fare per contrastare la heatflation in futuro

A preoccupare tuttavia è la possibilità che l’heatflation del 2022 non sia un fenomeno isolato. La crisi climatica in atto e l’aumento globale delle temperature potrebbe rendere il caldo infernale di questa estate non una eccezione, ma la nuova normalità. Questo significa che negli anni a venire la situazione tornerà a ripetersi portando ad una cronica e globale crisi alimentare.

Oltre chiaramente a puntare a strategie di riduzione dell’impatto climatico per contenere al massimo gli effetti della crisi, molti paesi puntano ad attarsi cambiando produzione agricola verso prodotti in grado di resistere meglio a temperature estreme e carenza d’acqua. Secondo le Nazioni Unite tuttavia il sistema alimentare globale attuale è troppo fragile e incapace di resistere a shock di questo tipo troppo a lungo. A meno di un improbabile cambio radicale di tendenza climatica, l’epoca del cibo a buon mercato per tutti sembra destinata a finire presto.

blank
Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.