Ambiente

Coralli artificiali plastic free creati con il materiale delle cave riciclato

Una start-up ha sviluppato delle strutture pensate per la difesa degli impianti eolici che favoriscono anche la conservazione della biodiversità marina

Proteggere le pale eoliche in mezzo al mare con coralli artificiali. Una start-up britannica, ARC Marine, ha trovato il modo di produrli riciclando il materiale estratto dall’industria estrattiva, quello utilizzato nel settore dell’edilizia. La soluzione permette di risolvere due problemi: da una parte, impedire che il mare rovini gli impianti adibiti alla trasformazione del vento in elettricità; dall’altra, fermare la perdita di biodiversità marina causata dalla distruzione degli habitat subacquei.

Una start-up ha sviluppato dei coralli artificiali plastic free prodotti con il materiale delle cave riciclato

Il problema

Non tutti sanno che i grandi impianti eolici offshore, ovvero lontani dalla costa, hanno bisogno di protezione. Sui fondali, attorno all’albero su cui sono issate le grandi pale, gli ingegneri di solito posizionano dei “materassi” di cemento per proteggere le fondamenta di queste strutture dalle correnti più impetuose e dall’erosione causata dall’acqua marina.

Il problema di queste difese è che il materiale che le compone contiene plastica, fatto che per i gruppi ambientalisti li rende dei rifiuti marini. Per questo spesso sono stati rimossi, riciclati o buttati via. Mai i costi per la rimozione sono veramente elevati. Si parla addirittura di 32 milioni di dollari per ogni gigawatt prodotto da un impianto eolico. E solo nei mari del Regno Unito di pale eoliche ce ne sono circa 40mila.

Le strutture di ARC Marine

I coralli sviluppati da ARC Marine, invece, sono ecologici. I Reef Cubes, questo il loro nome, sono prodotti con sabbia e altri aggregati di cava riciclati e progettati per essere lasciati lì dove sono stati posizionati anche quando gli impianti vengono smantellati. E perché questi non sono considerati rifiuti? Semplice. In primo luogo, non contengono plastica. In più, questi coralli, dei cubi cavi con dei grandi fori su ciascuno dei lati, favoriscono la vita marina diventando delle basi per diversi animali: pesci, granchi e astici. Anche le specie vegetali trovano in queste strutture una casa per crescere, beneficiando della superficie porosa che li caratterizza.

La start-up afferma quindi che i cubi aiuteranno a ripristinare gli habitat marini distrutti dalle attività dell’uomo. Inoltre, sempre ARC Marine sostiene che il processo per la creazione di queste strutture rilascia il 90 percento in meno di emissioni rispetto a quello su cui si basa la produzione dei più comuni tipi di cemento.

Tra transizione ed estinzione

Pensando alla transizione energetica in corso per ridurre le emissioni di anidride carbonica e al ruolo centrale che avranno gli impianti eolici, si tratta di infrastrutture che potrebbero avere una grande importanza nei prossimi anni. Senza contare che potrebbero frenare l’estinzione di molte specie marine. Circa il 70 percento delle barriere coralline, infatti, sono a rischio scomparsa e anche gli scogli sono sempre più danneggiati dalla pesca a strascico e dal dragaggio. Secondo l’ONU questa perdita rischia di ripercuotersi sulla metà di tutte le specie marine entro la fine del secolo.

blank
Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food