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Conservazione: salvato dall’estinzione (per ora) il bisonte europeo

Triplicata la popolazione in meno di 20 anni: ora sono oltre 6mila. 26 le specie salvate dal rischio estinzione. Ma altre 31 sono scomparse definitivamente

Un successo della conservazione”. Così è stato descritto l’importante aumento nella popolazione del bisonte europeo, specie considerata praticamente estinta un secolo fa. Dopo decenni di sforzi l’imponente mammifero, il più grande del Vecchio Continente, è stato spostato dalla categoria “vulnerabile” a quella delle specie leggermente minacciate. Non è cioè più a rischio estinzione. Il loro numero è addirittura triplicato, passando dai 1800 esemplari del 2003 agli oltre 6mila contati l’anno scorso.

Bisonte europeo estinzione

Le vittorie della conservazione

La bella notizia arriva dal terzo bollettino del 2020 dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), organismo che valuta le prospettive di sopravvivenza di piante, animali e funghi del pianeta. L’ultimo aggiornamento della cosiddetta “RedList” ha reso noto che gli sforzi per la conservazione hanno consentito di salvare 26 specie a rischio. Almeno per il momento. Per poter mettere questi animali definitivamente al riparo dalla minaccia dell’estinzione, le azioni di tutela dovranno proseguire.


Il bisonte europeo

Nonostante l’aumento della popolazione, il bisonte europeo sarà ancora oggetto di particolari tutele. Deforestazione e cacciatori lo avevano praticamente cancellato dalla natura all’inizio del secolo scorso. Nel 1920, erano sopravvissuti praticamente solo gli esemplari negli zoo. Nel 1950 sono cominciate in Polonia le operazioni per reintrodurlo nei suoi habitat tradizionali e ora si contano 6mila esemplari allo stato selvatico divisi in una cinquantina di mandrie che scorrazzano tra il territorio polacco, la Bielorussia e la Russia.

Il nibbio reale

Un’altra specie uscita dalla categoria più a rischio è il nibbio reale. La popolazione di questo uccello era crollata numericamente a causa degli avvelenamenti da pesticidi, della perdita degli habitat naturali e di persecuzioni varie. La sua protezione legale ha condotto a un piano di azione, compreso l’avvio di progetti di reintroduzione su larga scala. Ora gli avvistamenti di esemplari di nibbio sono aumentati, anche se gli avvelenamenti e gli altri fenomeni che lo minacciano non si sono fermati.

Le specie scomparse

Ma purtroppo non ci sono solo liete notizie dal mondo della conservazione. Oltre alle vittorie, l’aggiornamento dell’IUCN riporta anche alcune tristi sconfitte: 31 specie sono state dichiarate definitivamente estinte. Tra queste ci sono tre rane dell’America Centrale, ben 17 pesci d’acqua dolce delle Filippine, un pipistrello endemico dell’isola australiana Lord Howe e 11 specie di piante. Le rane sono state colpite da una malattia fungina letale, mentre i pesci sono stati vittime di nuovi predatori introdotti nei loro habitat e della pesca intensiva.

Chi rischia di scomparire

Ci sono nuovi ingressi anche nella lista delle specie a rischio di estinzione. Una di queste è il piccolo delfino tucuxi, abitante del Rio delle Amazzoni. Le catture accidentali da parte dei pescatori, l’inquinamento e la moltiplicazione delle dighe lungo il fiume sudamericano sono i principali fattori che lo mettono in pericolo. Ora tutti i delfini d’acqua dolce sono considerati a rischio scomparsa. Rischio che ora corrono anche molti uccelli: il condor delle Ande, il serpentaria, il falco giocoliere e l’aquila marziale.

Oltre 30mila specie minacciate dall’estinzione

Delle oltre 130mila specie di piante e animali valutati dallo IUCN, più di un quarto sono ora a rischio estinzione. Ma l’ingresso nella lista delle specie minacciate non deve essere vista per forza come una tragedia, come ha affermato Ian Burfield di BirdLife International, ente che si occupa per lo IUCN della lista dei volatili a rischio scomparsa. “Per molti la strada della ripresa parte da qui – ha detto alla BBC -, perché l’inserimento nella lista porta visibilità ai loro problemi e rende prioritaria la loro conservazione”.

REDAZIONE
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