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Come la settimana lavorativa di 4 giorni può fare bene anche all’ambiente

Un giorno in più di riposo significherebbe, tra le altre cose, meno spostamenti in auto per recarsi a lavoro, meno emissioni di CO2 e più salute

Lavorare quattro giorni a settimana anziché cinque potrebbe fare bene non solo alla nostra salute, ma anche all’ambiente. Sui possibili risvolti positivi per il pianeta di una riduzione delle ore passate in ufficio ha ragionato uno studio dell’università di Reading (Regno Unito). I ricercatori hanno scoperto che un giorno in più di riposo potrebbe portare a un cambiamento nei comportamenti personali con conseguenti benefici ambientali. In primis, diminuirebbe il pendolarismo in auto e l’inquinamento ad esso collegato.

Passare a una settimana lavorativa di quattro giorni significherebbe, tra le altre cose, meno spostamenti in auto per recarsi a lavoro, meno emissioni di CO2 e più salute

Meno ore a lavoro, meno viaggi in auto

Andare in ufficio o in azienda solo quattro giorni a settimana porterebbe a un taglio considerevole delle emissioni di anidride carbonica. Lo studio, focalizzato solo sul Regno Unito, dimostra che i lavoratori britannici percorrerebbero con le loro auto 558 milioni di miglia in meno ogni settimana con una conseguente riduzione di spese per la benzina e degli altri costi legati ai viaggi. Oltre la metà degli impiegati ha detto che guiderebbe molto meno il proprio veicolo, con una riduzione media settimanale tra le 10 e le 19 miglia. Il chilometraggio complessivo si ridurrebbe quindi del 9 percento.

Diminuisce la richiesta di servizi per la salute

Il taglio delle emissioni delle auto sarebbe solo una parte dei benefici. Un’altra fetta arriverebbe dall’inferiore domanda di prodotti e servizi per la salute personale (terapie ospedaliere, visite dal medico di base e medicine) classificati come carbon-intensive, cioè che comportano il rilascio di molta CO2 per essere messi a disposizione e/o fruiti del consumatore-paziente. Riducendo stress e ansia provocati dal lavoro e dagli spostamenti in auto, le persone otterrebbero dei benefici sulla propria salute mentale. Soprattutto se decidono di spendere il giorno in più di riposo facendo attività all’aria aperta o sport.

Ridurre la settimana lavorativa significherebbe anche allungare il ciclo di vita degli strumenti usati sul luogo del lavoro, riportano i ricercatori. Utilizzandoli meno, computer e macchinari subirebbero un’usura inferiore e quindi sarebbe necessario rimpiazzarli con minor frequenza. La conseguenza è che si andrebbe ad alimentare meno la domanda di nuovi prodotti tecnologici e le emissioni di anidride carbonica derivanti dalla loro produzione.

Il possibile effetto contrario

La settimana lavorativa di quattro giorni potrebbe però avere l’effetto opposto a quello descritto. Gli autori dello studio specificano infatti che l’ambiente trarrebbe beneficio da questa svolta solo se il giorno di riposo aggiuntivo fosse speso per svolgere attività a basse emissioni. Se al contrario le persone lo sfruttassero per fare più viaggi in aereo per brevi vacanze, per guidare auto sportive molto inquinanti oppure per restare a casa a guardare la tv con l’aria condizionata a palla, per il pianeta non cambierebbe granché.

Non si otterrebbero risultati soddisfacenti nemmeno se il carico di lavoro tipico della settimana di cinque giorni fosse concentrato nei quattro rimanenti, allungando gli orari, in quanto lo stress rimarrebbe ad alti livelli impattando sulla salute dei lavoratori. Per produrre conseguenze positive per l’ambiente che siano effettive, occorrerebbe quindi che le organizzazioni lavorative accompagnassero il passaggio alla settimana lavorativa breve con specifici programmi educativi e che i lavoratori fossero inclini a cambiare prospettiva e a modificare il proprio stile di vita.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food