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Che cos’è la Cop26 e perché è un appuntamento così importante

Dal vertice sul clima tra i Paesi dell’Onu ci si attende un accordo serio per il taglio delle emissioni. Altrimenti saranno sforati gli obiettivi stabiliti

Dal 31 ottobre al 12 novembre si svolgerà a Glasgow (Scozia) la Cop26, il summit annuale sui cambiamenti climatici al quale partecipano tutti i paesi membri dell’Organizzazione Nazioni Unite (Onu). Negli ultimi mesi istituzioni e mezzi di comunicazione hanno spesso parlato di questo vertice come un appuntamento “cruciale” o “vitale”. Il motivo è che, in modo ancora più forte rispetto al passato, la scienza ha avvisato che non c’è più tempo per frenare la crisi climatica. Se la temperatura media globale dell’atmosfera continuerà a salire a causa delle emissioni di gas serra, avremo sempre più eventi meteorologici estremi che metteranno in pericolo persone ed economie.

Dalla Cop26 ci si attende un accordo serio per il taglio delle emissioni. Altrimenti saranno sforati gli obiettivi stabiliti

Cos’è la Cop

Cop è l’acronimo Conferenza delle parti. Le parti in questione sono i Paesi aderenti alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’Onu, un sistema di cooperazione internazionale nato dopo la Conferenza di Toronto (1988) su iniziativa della stessa Onu e dell’Organizzazione mondiale della meteorologia. La Convenzione è un trattato ambientale internazionale prodotto dalla Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro nel 1992. Conteneva come obiettivo principale la stabilizzazione delle concentrazioni di inquinanti nell’atmosfera. In parallelo fu istituito anche il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), l’osservatorio scientifico sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite che elabora a intervalli regolari i più autorevoli rapporti sul fenomeno disponibili.

Alle Cop prendono parte soprattutto diplomatici di alto livello che per molti giorni si incontrano, dibattono e cercano di trovare un accordo finale sui temi più urgenti legati al contrasto dei cambiamenti climatici che metta d’accordo tutti i partecipanti. I vertici istituzionali dei Paesi (capi di Stato e di governo), prendono parte solo a una piccola parte degli appuntamenti più istituzionali. Non tutte le Cop inoltre hanno lo stesso peso. Alcune sono più tecniche, nel senso che i diplomatici lavorano più sottotraccia su temi specifici per fare dei passi in avanti e non per produrre un accordo che metta d’accordo tutti i Paesi. Altre, come dovrebbe esserlo la Cop26 di Glasgow, sono invece politiche perché ci si attende un nuovo patto su cui incentrare la battaglia alla crisi climatica.

Gli accordi principali

La prima Cop si tenne a Berlino nel 1995. La storia di questo summit è costellata di protocolli e accordi che hanno però faticato a trovare una concreta traduzione in politiche concrete da parte dei governi. Non esiste infatti un organo in sede Onu che obblighi gli Stati membri a rispettare i patti. Le due iniziative più significative di questi 27 anni (in realtà 26 perché l’edizione 2020 è stata rimandata a quest’anno causa pandemia) sono sicuramente il Protocollo di Kyoto del 1997 (Cop3) e l’Accordo di Parigi del 2015 (Cop21). Nel primo documento furono definiti gli obiettivi espliciti e vincolanti di riduzione delle emissioni di gas serra e inserito un meccanismo di scambio di “crediti di riduzione delle emissioni”.

L’Accordo di Parigi fissò invece gli obiettivi su cui si basa ancora oggi il contrasto al riscaldamento globale. I 195 Paesi firmatari promisero di prendere degli impegni non vincolanti, i cosiddetti “contributi determinati a livello nazionale” (gli Ndc), entro i cinque anni successivi per tagliare le emissioni e limitare entro la fine del secolo l’innalzamento della temperatura media ben al di sotto dei 2° C rispetto al livello preindustriale (calcolato al 1750) e di continuare gli sforzi per contenere questa crescita sotto gli 1,5° C, soglia di riferimento per evitare danni catastrofici.

Perché è importante la Cop26

Proprio le grandi difficoltà nel rispettare questi obiettivi rendono la Cop26 un appuntamento importante. In questi ultimi anni, gli impegni presi dai Paesi e le iniziative concrete sono state troppo timide. A tal punto che solo il piccolo Gambia risulta essere in linea con i limiti stabiliti grazie alle sue politiche. Il resto del mondo è fuori traiettoria. Se si continua così, la temperatura terrestre salirà di ben 2,7° C secondo un recente rapporto dell’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. Ad agosto, invece, l’Ipcc ha pubblicato il suo sesto rapporto sui cambiamenti climatici. Il documento ha segnalato che un ulteriore aumento delle temperature è inevitabile. Negli ultimi secoli, le attività umane hanno provocato un aumento medio delle temperature globali di 1,1°C rispetto al periodo precedente alla rivoluzione industriale.

Per gli esperti è tuttavia ancora possibile, seppur difficile, impedire che salgano sopra gli 1,5°C, ma servirà uno sforzo “immediato e su larga scala per ridurre le emissioni. Il direttore dell’Unep Inge Andersen ha scritto che “per avere una chance di non superare quota 1,5° C, ci restano otto anni in cui dovremmo pressoché dimezzare le emissioni di gas serra: otto anni per fare i progetti, tradurli in politiche, implementare tali politiche e infine incassare concretamente i tagli“. Ecco perché la Cop26 è “cruciale”.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food