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Casa green: perché il fornello a induzione riduce le emissioni in cucina

Al posto del gas dei classici fornelli, sfrutta i campi elettromagnetici. Il sistema è efficiente a livello energetico e permette di ridurre i consumi

Il passaggio dai combustibili fossili all’elettricità da fonti rinnovabili è considerato dagli esperti la chiave per abbassare le emissioni e contrastare il cambiamento climatico. Sono molti gli aspetti delle nostre vite che cambieranno o stanno già cambiando con l’elettrificazione: le auto, l’asciugatura del bucato e il riscaldamento di casa, ecc. Ma anche in cucina ci sarebbe una buona soluzione, anche se sta faticando a imporsi: il piano cottura a induzione magnetica. Una tecnologia molto più pulita ed efficiente dei fornelli a gas o elettrici.

Fornello a induzione emissioni

L’elettromagnetismo

A differenza del tradizionale fornello a gas naturale, quello a induzione funziona grazie all’elettromagnetismo. Facciamo un passo indietro. Trasportare energia elettrica, ad esempio attraverso i classici cavi, porta alla creazione di aree con forza magnetica, i cosiddetti campi magnetici. Questi a loro volta possono produrre anche campi elettrici ed è per questo che si parla di campi elettromagnetici. Il primo a scoprirli fu lo scienziato inglese Michael Faraday nel 1830: lo studioso dimostrò che se un materiale elettroconduttivo veniva piazzato in un campo magnetico in movimento, si creava un campo elettrico nel conduttore. Inoltre, se con il conduttore veniva creato un anello, la corrente elettrica fluiva attorno al circuito. Ecco l’induzione magnetica.


Il fornello a induzione

Grazie alla dimostrazione di Faraday, si arrivò alla tecnologia per la cottura, proposta per la prima volta nel 1933 alla Chicago World’s Fair. Oggi i piani cottura sono formati da piastre (in ceramica o vetro) lisce e piuttosto eleganti. E soprattutto meno inquinanti: per scaldare una pentola non occorre nemmeno un po’ di gas. Tuttavia, è necessaria la pentola giusta. Sotto ad ogni piastra, c’è una spirale responsabile della creazione del campo elettromagnetico. Per cucinare su piano a induzione sono necessari supporti fabbricati con materiali che non vengano attraversati dal campo. Solo quelli con la giusta resistenza sono adatti, come il ferro e il nickel, in quanto riescono a convertire l’energia che non li attraversa in calore sulla loro superficie.

Perché si riducono le emissioni

Oltre al passaggio dal gas all’elettricità, ci sono altre caratteristiche che rendono ecofriendly il piano a induzione. La velocizzazione dei tempi di cottura, in virtù della grande rapidità nel riscaldamento della pentola, e la minore dispersione di calore consentono di ridurre i consumi. A livello energetico sono due volte più efficienti dei tradizionali fornelli a gas e simili a quelli elettrici. Inoltre, sono più sicuri: la piastra non si scalda e le pentole si raffreddano velocemente, diminuendo il rischio scottature; in più, non ci si deve più preoccupare delle fughe di gas.

I costi sono un ostacolo

Ma il combustibile resta ancora la scelta principale di molte persone per le cucine. Questo perché in alcuni contesti, soprattutto negli Stati Uniti, risulta economicamente più conveniente dell’elettricità (al contrario di quanto succede in Europa). Ma è anche il costo superiore per l’acquisto dell’infrastruttura e delle pentole adatte a ostacolare la diffusione del piano a induzione, nonostante i molti vantaggi che offre. Senza contare i lavori di ristrutturazione per posizionare in cucina il nuovo piano cottura. Con la costruzione di nuove abitazione già predisposte il problema potrebbe sparire. In più, le nuove generazioni potrebbero essere più inclini a spendere una cifra maggiore per cucinare in maniera meno inquinante.

REDAZIONE
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