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Cani alla catena: le sanzioni previste nelle Regioni italiane

Sono dieci le Regioni italiane che prevedono sanzioni pecuniarie per i padroni che legano i propri cani alla catena.

La Provincia Autonoma di Trento ha recentemente approvato una modifica alla sua legge provinciale in materia di “Protezione degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo”, introducendo il divieto per i proprietari di tenere i propri cani alla catena e delle specifiche sanzioni per punire questa condotta. La novità è stata accolta con favore dalle ong Green Impact, Fondazione CAVE CANEM  e Animal Law Italia che continuano a promuovere la campagna #liberidallecatene affinché tutte le Regioni si dotino di una legge contro questa pratica crudele.

Cani alla catena: le sanzioni previste nelle Regioni italiane
Foto: Hossein Ghaem @Unsplash

Cani alla catena, le sanzioni nella Provincia di Trento

Al momento sono solo dieci le Regioni e le Province Autonome che hanno vietato, parzialmente o totalmente, l’uso della catena per i cani (ma spesso il divieto è esteso alla più ampia categoria di animali da compagnia, definiti con l’espressione “d’affezione”) e previsto determinate sanzioni. Lo Stato italiano, infatti, si limita a fissare i principi fondamentali della disciplina con la legge quadro n. 281 del 1991, lasciandone l’attuazione a questi enti attraverso norme e regolamenti specifici.

Come accennato l’ultima in ordine di tempo è stata la Provincia Autonoma di Trento. La sua legge ora prevede che: “Al responsabile della detenzione di un animale d’affezione è vietato utilizzare la catena o qualunque altro strumento di contenzione simile, salvo che per ragioni sanitarie, documentabili e certificate dal veterinario curante, o per ragioni urgenti e temporanee di sicurezza, sulla base dei criteri stabiliti dalla Giunta provinciale” sentite le autorità competenti. Il mancato rispetto “comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa da 400 a 800 euro”.

Vediamo ora quali sanzioni rischiano i padroni dei cani nelle altre Regioni che puniscono questa condotta, chi più, chi meno severamente.

Cani alla catena: le sanzioni previste nelle Regioni italiane
Foto: @Pxfuel

In Veneto

Al proprietario o al detentore anche temporaneo di animali di affezione è vietato l’utilizzo della catena o di qualunque altro strumento di contenzione similare, salvo che per ragioni sanitarie o per misure urgenti e solamente temporanee di sicurezza, documentabili e certificate dal veterinario curante.” Il proprietario dell’animale che viola questa norma “è soggetto a sanzione amministrativa pecuniaria da euro 100,00 ad euro 300,00.

In Lombardia

È vietato tenere i cani alla catena o applicare loro qualunque altro strumento di contenzione similare, salvo che per ragioni sanitarie certificate da un veterinario, con specificazione della diagnosi e della durata del trattamento, o per temporanee ragioni di sicurezza. È in ogni caso vietato agganciare la catena a collari a strozzo.” Ai trasgressori “si applica la sanzione da € 150 a € 900.

In Emilia Romagna

Al detentore di animali di affezione è vietato l’utilizzo della catena o di qualunque altro strumento di contenzione similare, salvo per ragioni sanitarie, documentabili e certificate dal veterinario curante, o per misure urgenti e solo temporanee di sicurezza.” Coloro che non rispettano questa disposizione sono puniti “con una sanzione amministrativa pecuniaria da 150 a 450 euro

Nelle Marche

Questa Regione non vieta solo di “detenere gli animali legati alla catena” ma anche “in spazi angusti, privi dell’acqua e del cibo necessario, nonché senza protezione dal sole e dalle intemperie”. Se non si rispetta questa norma, le sanzioni previste vanno “da euro 125,00 a euro 750,00.

Cani alla catena: le sanzioni previste nelle Regioni italiane
Foto: @Pxfuel

In Umbria

È vietata la detenzione dei cani alla catena”, specifica invece in maniera molto secca la legge della Regione del Centro Italia, anche se non si fa riferimento agli animali d’affezione più in generale. “Fatte salve le ipotesi di responsabilità penale”, e quindi i casi in cui ad esempio si configura il reato di maltrattamento di animali, i trasgressori rischiano sanzioni “da euro 150,00 a euro 900,00.

Nel Lazio

È vietato detenere animali legati a catena o con qualsiasi altro mezzo atto a limitarne la libertà di movimento, salvo che per ragioni sanitarie certificate da un veterinario, con specificazione della diagnosi e della durata del trattamento. È in ogni caso vietato agganciare la catena a collari a strozzo.” Le sanzioni amministrative sono tra le più salate d’Italia, andando da “un minimo di euro 500,00 e un massimo di euro 2.500,00” salvo “ipotesi di responsabilità penale”.

In Abruzzo

Al detentore di animali d’affezione è vietato l’utilizzo della catena o di qualunque altro strumento di contenzione similare, salvo per ragioni sanitarie, documentabili e certificate dal veterinario curante, o per misure urgenti e solo temporanee di sicurezza.” A meno che “il fatto non costituisca reato, al padrone che non rispetta la norma “si applica la sanzione amministrativa: da € 75,00 a € 450,00.

In Campania

Anche la disposizione campana è piuttosto diretta e vieta di “detenere animali d’affezione alla catena o ad altro strumento di contenzione similare.” Le sanzioni, introdotte nel 2021, prevedono invece multe “dai 300 ai 2000 euro”.

In Puglia

È vietato tenere i cani alla catena o applicare loro qualunque altro strumento di contenzione similare, salvo che per ragioni sanitarie certificate da un veterinario, con specificazione della diagnosi e della durata del trattamento, o per temporanee ragioni di sicurezza. E’ in ogni caso vietato agganciare la catena a collari a strozzo.” Chi viola questa legge, “è punito con una sanzione da euro 200,00 a euro 600,00, salvo che il fatto non costituisca reato”.

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