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Biotrem, stoviglie grazie agli scarti della farina

L’azienda polacca Biotrem è all’avanguardia in questo tipo di tecnologia, in grado di lavorare la crusca per trasformarla in piatti e posate, puntando al massimo rispetto per l’ambiente.


Pensare a prodotti biodegradabili non è certo una novità, anche se la sempre maggior attenzione verso il benessere dell’ecosistema in cui viviamo ci rende più vigili su certe tematiche. Grazie a una particolare tecnologia di produzione un azienda polacca è riuscita a elaborare un modo per riutilizzare gli scarti della lavorazione del grano quando viene trasformato in farina. Il risultato sono piatti, forchette e coltelli biodegradabili la cui vita come rifiuti dura solo 30 giorni.

Stoviglie monouso dal grano

Stoviglie monouso dal grano

L’idea in realtà non è così innovativa come si può immaginare: fu negli anni ‘90 che Jerzy Wysocki, figlio di una famiglia di mugnai con una storia risalente all’inizio del XX secolo. Il principio dietro alla geniale trovata fu abbastanza semplice, trovare un modo intelligente e ecologicamente sostenibile di impiegare gli scarti della lavorazione della farina.

Anche se il processo di lavorazione è coperto da numerosi brevetti il principio che ci sta dietro è relativamente intuitivo e fa leva sul contenuto di amido ancora presente negli scarti di lavorazione. Grazie al giusto equilibrio tra vapore e alte pressioni si riesce a produrre stoviglie in grado di resistere fino a 180 gradi e capace di degradarsi in 30 giorni, 60 se si prendono in considerazione le posate a cui viene aggiunta una dose di bio-polimeri.

Biotrem, catena di produzione

Un’alternativa a plastica e carta

Un aspetto particolarmente intrigante di questa lavorazione è l’assenza di prodotti chimici, visto che Biotrem punta ad ampliare la compatibilità ambientale non solo nella fase di smaltimento ma anche in quella produttiva. Nonostante queste attenzioni l’azienda è in grado di fabbricare fino a 10 mila pezzi di stoviglie da una singola tonnellata di crusca di frumento.

Un’alternativa a plastica e carta

La crusca impiegata è esclusivamente di tipo alimentare, così che i piatti, oltre a prestarsi ad ogni genere di alimento, risultano anche edibili. Ogni anno ne vengono ultimati più di 15 milioni di pezzi e l’azienda è in costante evoluzione, sfruttando anche la sua collocazione in una regione ecologicamente pulita e tradizionalmente agricola.

REDAZIONE
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