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Biodiversità e malattie: 850mila virus animali potrebbero fare il salto all’uomo

La mancata tutela della natura potrebbe portare un incremento dei contatti con specie selvatiche a rischio e aumentare la probabilità di nuove pandemie

Fino a 850mila i virus animali ancora sconosciuti potrebbero fare il salto di specie all’uomo se non proteggiamo l’ambiente. Lo afferma un recente report pubblicato dall’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (Ipbes) dell’Onu. La distruzione della natura da parte dell’uomo ci sta conducendo in un’era di ipotetiche pandemie e quella che stiamo vivendo è un primo esempio.

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Perché i rischi pandemia aumentano

Il Covid-19 è infatti una malattia che arriva dal mondo animale. Deriva da un nuovo coronavirus battezzato nei mesi scorsi dagli scienziati con la sigla SARS-CoV-2, un tipo di virus legato ai pipistrelli che potrebbe essersi trasferito all’uomo attraverso un passaggio intermedio in un’altra specie, forse il pangolino. A causa dell’azione distruttrice dell’uomo sulla biodiversità e il conseguente avvicinamento tra persone e fauna selvatica, i microbi animali potrebbero provocare conseguenze sanitarie sempre più allarmanti.

Il report ricorda che, in media, ogni anno si verificano cinque casi di zoonosi, il salto di specie da animale a uomo, tutte con potenziale pandemico. Tra quelle del secolo scorso, troviamo l’Ebola dai pipistrelli della frutta, l’Aids dagli scimpanzé, la malattia di Lyme dalle zecche, l’Hendra, altro virus legato ai pipistrelli ed emerso per la prima volta nel 1994 in Australia in una scuderia di cavalli. Secondo i dati del lavoro, al momento esistono un milione e 700 mila virus sconosciuti nei mammiferi e nei volatili. Tra questi, una quantità che va dai 540 e agli 850 mila sarebbero in grado di infettare l’uomo.

Come evitare altre emergenze sanitarie

Per questo è necessario bloccare tutti i fenomeni dannosi per l’ambiente che stanno compromettendo gli equilibri di questa convivenza come deforestazione, cambiamento climatico e agricoltura intensiva. Ma anche il commercio di specie selvatiche, al quale è imputata l’attuale emergenza. La pandemia di Covid-19 sarebbe infatti partita da un mercato di animali di Wuhan, in Cina. Anziché introdurre restrizioni per prevenire le conseguenze di questi commerci, l’atteggiamento più diffuso è quello dell’eliminazione delle specie colpevoli. Così è avvenuto in occasione dell’epidemia di Sars quando la stessa Cina fece un abbattimento selettivo di decine di migliaia di animali selvatici. E sta accadendo ora con la persecuzione dei pipistrelli. Il rischio di questo approccio è un’ulteriore perdita di biodiversità.

Per cambiare questo modus operandi, Ipse ha suggerito una serie di linee guida. Tra queste l’implementazione di politiche integrate che considerino la salute umana, animale e ambientale come un tutt’uno (approccio OneHealth), l’aumento delle aree protette, del ripristino degli habitat e l’introduzione di disincentivi fiscali (come le tasse sul consumo di carne) lo studio di politiche che riducano il commercio di animali selvatici e i rischi ad esso connessi. Anche i cittadini, però, devono fare la loro parte in questo senso, in particolare attraverso un consumo più responsabile. Comportamento che va incentivato con politiche educative, informazioni più chiare sugli animali selvatici o allevati in cattività in commercio, incentivi per stili di vita più sostenibili e una maggiore sicurezza alimentare per ridurre  il consumo di fauna selvatica.

Proteggere l’ambiente per salvare anche l’economia

La prevenzione deve quindi prevalere sulle politiche d’emergenza. I governi anziché concentrarsi su azioni per l’individuazione e il contenimento delle pandemie, seguite dalle corse disperate per i vaccini, dovrebbero agire per tutelare la natura e ritrovare quell’equilibrio uomo-animali garante della salute pubblica. Anche l’economia mondiale ringrazierebbe. Secondo il report Ipse, nuove pandemie e zoonosi possono causare più di un trilione di dollari di danni a livello mondiale. Fino a luglio 2020 il Covid-19 ne ha provocati tra gli 8 e i 16 bilioni. Prevenire la prossima emergenza potrebbe farne risparmiare centinaia.

REDAZIONE
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