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Balene in Tasmania: drammatico spiaggiamento di massa

Una strage di balene in Tasmania ha sconvolto le autorità australiane. Per una volta, però, l’uomo non è tra i colpevoli, ma tra le preziose risorse.

Più di 450 balene in Tasmania si sono spiaggiate sulla costa di Macquarie Harbour. Si tratta di globicefali, anche detti balene pilota. Questa specie vive in branco ed è sempre stata soggetta a spiaggiamenti di massa; ma quello recente in Tasmania rimane il più drammatico della storia dell’Australia. Gli esperti indagano sulle cause, ma questa volta l’uomo non sembra essere tra i colpevoli. L’intervento umano si sta anzi rivelando salvifico.

Balene tasmania

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Il drammatico spiaggiamento:

La strage di balene in Tasmania si è sviluppata in due trance. In un primo momento a spiaggiarsi sono state 250 balene pilota sulla costa di Habour. In un secondo momento i soccorritori ne hanno individuate altre a circa 7km dal primo sito di intervento. Il totale è così salito a 470. 380 cetacei sono già morti, 50 sono salvi e 30 sono ancora in pericolo. I soccorritori sono ancora al lavoro. Le autorità hanno affermato che, per ora l’ipotesi dell’eutanasia sugli animali vivi non è ancora stata presa in seria considerazione, ma non si può escludere.


Le cause:

Gli esperti non hanno risposte sulla causa della tragedia di balene in Tasmania. Kris Carlyon, biologo del Marine Conservation Program ha affermato che non ci siano evidenze che la causa sia l’uomo. Le teorie più accreditate si basano sul modo di vivere e di orientarsi della specie. Le balene pilota vivono in branchi. È possibile che una femmina a guida del branco sia arrivata troppo vicina alla terra inseguendo una preda e disorientata, abbia richiamato gli altri esemplari.  La propensione sociale delle balene pilota è molto forte: alcune, dopo essere state salvate dai soccorritori, sono tornate dalle compagne, spiaggiandosi nuovamente.

L’uomo preziosa risorsa:

L’uomo in questo ambito può rivelarsi un formidabile aiuto per l’ambiente. La strage di balene in Tasmania avrebbe avuto proporzioni ancora più drammatiche, senza l’intervento dei soccorritori. In primis i volontari si sono concentrati sul salvataggio di quanti più esemplari possibili, reindirizzandoli verso il mare aperto con l’ausilio di potenti cinghie e navi. Ora però lo smaltimento delle balene morte è una priorità. Lasciandole dove sono verrebbero provocati squilibri nell’ecosistema, con una variazione dei livelli di ossigeno dovuta alla decomposizione. Anche la navigazione ne sarebbe disturbata e verrebbero attirati predatori, come gli squali.

Carlyon ha sottolineato che non possiamo fare molto per prevenire queste tragedie. Lo spiaggiamento delle balene in Tasmania ci ha dimostrato, comunque, che, lavorando al fianco della natura, l’uomo può limitare i danni. Agli scienziati spetta il compito di comprendere meglio il fenomeno. Noi non possiamo complimentarci con coloro che, immersi nelle acque oceaniche per giorni interi, si sono messi al servizio delle balene.

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