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Arancino o arancina? Storia dell’emblema siculo di street food

Una diatriba che non accenna a risolversi, arrivata a coinvolgere città, storia e perfino l'Accademia della Crusca

Non esiste preparazione più legata alla regione Sicilia del famoso arancino, conosciuta in tutta Italia come uno degli street food più pratici e gustosi da consumare. Le sue origini sono contese tra moltissime città dell’isola e il termine stesso viene utilizzato al maschile o al femminile rispettivamente nella parte orientale e in quella occidentale.


Un’origine musulmana

Come per la cassata, anche per l’arancino la ricetta attuale deriva da una progressiva stratificazione di culture e quindi ingredienti differenti: il riso e lo zafferano, prodotti di base per questa preparazione, sono di tipicità arabe, da qui l’idea che sia da attribuire alla dominazione musulmana l’origine della leccornia. Il riso veniva servito al centro della tavola in abbondanti vassoi, aromatizzato con zafferano e condito con verdure o carne, pronto per essere consumato direttamente con le mani. In seguito arriva il pomodoro, attorno all’800 quando fece la sua comparsa nei banchetti dei nobili e, sull’onda di un irrefrenabile successo, l’arancino si spande per tutta l’isola con le sue conseguenti personalizzazioni.

Arancino o arancina? Storia dell’emblema siculo di street food

Federico II, la caccia e il cibo da strada

L’origine degli ingredienti però non spiega la forma che oggi tanto li caratterizza. Qui entra in scena un’altra vicenda al limite tra il mito e la storia, si dice infatti che Federico II di Svevia avesse due grandi amori: la caccia e il timballo di riso con lo zafferano. È facile immaginarsi il monarca chiedere a gran voce che fosse trovato un metodo per poter conciliare queste due grandi passioni e un cuoco di indubbio acume deve aver pensato che una volta fritto il riso si sarebbe conservato meglio. Ed ecco allora che il timballo si riduce in porzioni più piccole e viene ricoperto da una corazza di frittura dorata che lo avrebbe protetto e reso perfetto come cibo da viaggio.

Catania vs Palermo

Quando incontrerete un vostro amico siciliano provate a fare un esperimento: chiedetegli se è più corretto chiamare questa pietanza arancino o arancina. Dalla sua risposta con tutta probabilità potrete dedurre la zona dell’isola da cui viene, poiché nella parte occidentale dell’isola si dice arancina, caratterizzata anche da una forma più rotonda, mentre nella parte orientale si usa il maschile arancino e la forma più appuntita di ispirazione vulcanica. Partendo dal presupposto che il nome di questa preparazione deriva con tutta probabilità dal frutto, viene abbastanza spontaneo pensare che la forma corretta sia al femminile, visto che nella lingua italiana l’albero è al maschile e il frutto è al femminile. La faccenda però è più complicata, tanto da richiedere un intervento dall’Accademia della crusca ad hoc per l’argomento.

Il primo problema da sottolineare è che non esiste traccia di questa pietanza prima della seconda metà dell’Ottocento, e questo di per sé potrebbe smentirne l’origine araba. Per di più la prima ricetta sotto il nome di arancinu fa riferimento ad una vivanda fatta di riso dolce. C’è anche da considerare che il nome potrebbe derivare non tanto dal nome del frutto (teoria basata sull’origine araba della ricetta forse non così valida), quanto piuttosto sul colore: “in siciliano infatti le parole parole che indicano nomi di colori si formano da una base nominale più il suffisso -inu, quindi arancinu ‘di colore arancio’, come curaḍḍinu ‘del colore del corallo’ o frumintinu ‘che ha il colore del frumento’”

Fonti: Accademiadellacrusca – Taccuinistorici – Wikipedia – Ilgiornaledelcibo

REDAZIONE
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