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Appetito distruttivo: troppa carne un rischio per il futuro

Il 60% della perdita di biodiversità del pianeta sarebbe dovuto alle abitudini alimentari, almeno secondo un rapporto del WWF. Potremmo dover rivedere radicalmente le nostre abitudini alimentari.

La carne è buona ma ne mangiamo troppa e questo metterebbe a serio rischio la stessa biodiversità del pianeta. È quanto riportato da un rapporto del WWF presso l’Extinction and Livestock Conference tenutasi a Londra questo 5 e 6 ottobre per valutare l’impatto degli allevamenti animali sulla salute dell’ecosistema.

prosciutto

Consumo in crescita

L’aumento delle superfici agricole dedicate alle coltivazioni necessarie a soddisfare la domanda degli allevamenti animali sta mettendo a dura prova le risorse naturali dell’ecosistema e portando a una perdita di suolo e specie animali su larga scala. Secondo l’analisi del WWF se il trend planetario per il consumo di carne continuasse a crescere con le cifre attuali, per nutrire tutti gli animali necessari alle nostre voglie sarebbe necessario aumentare la produzione di soia dell’80% entro il 2050.

soia

Intere aree del pianeta sarebbero quindi a rischio: a partire dalle grandi praterie statunitensi fino ai bacini dell’Amazzonia del Congo e dello Yangtze. In queste ed altre aree della Terra, l’espansione richiesta dalle colture intensive e una carenza locale di schemi di conservazione metterebbe a repentaglio la biodiversità locale. Secondo il rapporto, la catena di distribuzione nella sola Inghilterra avrebbe portato all’estinzione di 33 specie tra animali e piante.

Più carne ma meno nutriente

Appetito distruttivo: troppa carne un rischio per il futuro

Non è tutto: la perdita di specie e habitat non è l’unico risultato preoccupante dell’attuale consumo smisurato di proteine animali. Gli allevamenti intensivi basati sull’alimentazione con colture ricche di energie risultano in realtà meno nutrienti. Secondo il rapporto infatti il contenuto dei salutari Omega-3 presente nella carne di pollo è sceso drasticamente rispetto agli anni ’70. La differenza è così profonda che per assumere la stessa quantità di Omega-3 di un pollo di allora, oggi di polli dovremmo mangiarne ben sei. Ai giorni nostri, la maggior parte delle calorie di un pollo allevato intensivamente arriverebbe dal grasso invece che dalle proteine.

Questione di abitudini

«Un impressionante 60% della biodiversità persa ogni anno è dovuta al cibo che mangiamo» ha detto Duncan Williamson, manager per le politiche alimentari del WWF «È noto ai più come una dieta a base di carne sia impattante per l’acqua e il suolo oltre a causare emissione di gas serra, pochi tuttavia sanno i problemi causati dalle colture intensive necessarie a nutrire l’industria dell’allevamento».

Trattore

È in gran parte quindi solo questione di abitudini. L’agricoltura mondiale è già in grado di produrre cibo sufficiente per tutti. A pesare tuttavia sono un poco adeguato sistema di produzione e distribuzione e un consumo eccessivo di proteine di origine animale. Una dieta più attenta ma soprattutto più ricca di frutta e verdura potrebbe quindi non solo migliorare la nostra salute ma aiutare a preservare il mondo in cui viviamo.

Fonti: wwf.org.uk – theguardian.com – extinctionconference.com

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.