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Anche le api stanno vivendo una pandemia: ecco cosa le minaccia

Tra i fattori che mettono a rischio la sopravvivenza di questi insetti ora c'è anche un patogeno. Con l'inquinamento ha creato una "tempesta perfetta"

La sopravvivenza delle api è messa a rischio da una “tempesta perfetta”. Che questi insetti fossero in pericolo lo sappiamo da tempo. Di volta in volta è stata individuata la minaccia più grave per il futuro di questi importanti impollinatori. Tuttavia, secondo gli esperti non è un singolo fattore a rendere incerto il loro destino, ma piuttosto un insieme di cause. Una tempesta perfetta, appunto. E tra queste cause c’è anche una pandemia.

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La pandemia delle api

L’allarme arriva dagli Stati Uniti dove, secondo il Dipartimento per l’Agricoltura, le colonie di api da miele sono diminuite di 250mila esemplari solo tra aprile e giugno 2020 e una specie nativa su quattro è a rischio estinzione. Uno studio condotto da Arthur Grupe dell’Università del Colorado rivela che all’elenco delle minacce per questi insetti ora si è aggiunto anche un patogeno fungino monocellulare conosciuto come Nosema.

Si tratta di un parassita che si riproduce nello stomaco dell’ape, infettando tutte le cellule del tratto digestivo e producendo effetti sul comportamento dell’insetto: apatia, riduzione delle abilità nel procurarsi il cibo, perdita del senso dell’orientamento. E spesso porta alla morte. Il contagio avviene dentro gli affollati alveari e attraverso i fiori impollinati. Alcuni studi condotti negli Stati Uniti hanno scoperto che in un fiore su 11 era presente il parassita che causava la malattia. Insomma, una pandemia.

Due forme di questo patogeno sono state registrate con regolarità in passato in Europa, Nord America e Sud-Est Asiatico. Ora, però, si stanno diffondendo su larga scala a causa dal commercio internazionale delle api da miele, come sta avvenendo negli Stati Uniti con le importazioni effettuate dall’Europa. Anche il clima ha un’influenza negativa su questa pandemia. Il Nosema Ceranae, una delle due specie, colpiva solo nella stagione calda. Ora, invece, colpisce le api tutto l’anno. “Si pensava che non fosse un problema così grande in quanto le spore del patogeno non riuscivano a sopravvivere alle temperature rigide o fredde – ha spiegato Grupe –. Gli inverni, però, sono diventati più miti e queste spore sono in grado di resistere e infettare”.

L’inquinamento si “vede” anche nel miele

Alla tempesta perfetta partecipa però anche l’inquinamento atmosferico. “Abbiamo ragione di credere che potrebbe avere un impatto sulle api, perché abbiamo individuato il particolato (insieme di sostanze pericolose immesse nell’aria da fonti inquinanti ndr) nel miele”, ha detto Barbara Smith, professoressa all’Università di Coventry. Per studiare il problema ha fatto installare a un gruppo di apicoltori britannici  dei sensori negli alveari. L’obbiettivo è trova nuove conferme sulla correlazione tra malattia delle api e inquinamento.

Già alcune ricerche passate avevano scoperto che le sostanze chimiche resistevano nei corpi delle api nelle aree più inquinanti, che l’esposizione ai gas di scarico dei motori diesel interferisce con la loro abilità di procurarsi il cibo e che l’inquinamento atmosferico potrebbe danneggiare i sistemi cardiaco e immunitario delle api selvatiche.

Più fiori, meno contagi

Come far passare la burrasca che sta travolgendo le api? Mentre per l’inquinamento le soluzioni sono quelle di cui si discute da tempo per migliorare la qualità dell’aria, il patogeno incriminato potrebbe essere combattuto grazie all’ecologia. In assenza di una cura attraverso prodotti di laboratorio, la soluzione indicata dagli esperti è la creazione di colonie floreali più ampie e diversificate. Secondo una ricerca dell’Imperial College di Londra, infatti, una maggiore abbondanza di fiori farebbe diminuire l’incidenza della malattia.

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