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Anche il biologico cinese a rischio a causa del coronavirus

Il biologico cinese in seria difficoltà a causa dell’epidemia del coronavirus, il quale sta creando non pochi problemi a livello produttivo ed economico.

In Cina agricoltura e industria sono in ginocchio a causa delle azioni messe in campo per affrontare l’epidemia di coronavirus. Il biologico cinese non è certo da meno, soffrendo la situazione attuale, forse anche di più dell’agricoltura tradizionale a causa delle sue peculiarità produttive e delle sue specifiche necessità.

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Le difficoltà dell’agricoltura biologica nella Cina del coronavirus

Tutti i settori produttivi sono stati colpiti dalle conseguenze negative dovute alle misure messe in campo dal governo per porre un freno all’epidemia di coronavirus che da mesi sta colpendo la Cina e in particolar modo la provincia dell’Hubei. L’agricoltura biologica è tra i settori più in difficoltà, mettendo in crisi l’intero comparto biologico cinese. Le ragioni sono le medesime che stanno interessando tutte le altre realtà agricole e non solo, con la differenza che per le loro particolari caratteristiche, le produzioni bio, rischiano di accusare più pesantemente il colpo.

Il primo problema della Cina del coronavirus è la difficoltà dei trasporti. A causa delle vaste aree in quarantena, il trasporto di merci sta subendo una battuta d’arresto. I produttori di biologico cinese spesso sono piccole aziende agricole, posizionate nelle aree rurali del paese, lontano dai grandi centri abitati. I loro prodotti, intesi per lo più come premium vengono spediti nelle città, dove sono spesso destinati a una clientela abbiente che accetti – e si possa permettere – il loro fisiologico sovrapprezzo . È proprio questo il punto della questione: l’esistenza dei produttori bio è legata al fatto che possano permettersi delle rese minori, a favore di una maggiore attenzione verso la materia prima, compensate da un prezzo di vendita più alto. Tuttavia, in una situazione di «stallo» come quella attuale la resilienza di tali realtà è naturalmente inferiore rispetto a quella delle grandi produzioni industriali.

Senza dimenticare che l’epidemia da coronavirus sta comportando anche altri problemi come il blocco della mobilità della forza lavoro, spina dorsale del sistema produttivo cinese; e un aumento dei costi delle aziende del settore primario, dove: quelle agricole si trovano a dover gestire grandi quantità di prodotti deperibili che non possono essere spedite, mentre gli allevamenti devono continuare a prendersi cura degli animali anche dopo l’età definita per la loro macellazione, sostenendo così costi straordinari. A fronte di tutto ciò, la domanda da porsi è: il biologico cinese avrà la forza di superare la crisi? Oppure la Cina post-coronavirus sarà esclusivamente nelle mani delle grandi realtà? La risposta la può dare solo il tempo.

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