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Amore e caffè, il barista scrittore Diego Galdino

Abbiamo intervistato Diego Galdino, uno scrittore nato barista che ha deciso di mettere nero su bianco la sua passione per il caffè e i romanzi d’amore.

Cresciuto come barista e diventato poi scrittore, Diego Galdino è un autore che si è dedicato a romanzi d’amore, con ben 5 romanzi pubblicati e tradotti in tutto il mondo. Intervistarlo ci ha dato la possibilità di capire il rapporto con il suo bar, il caffè e le avventure romantiche, scoprendo che l’ispirazione del locale e la voglia di evadere dal lavoro quotidiano hanno giocato entrambe un ruolo fondamentale nella sua storia. Del resto alcuni personaggi dei suoi romanzi autobiografici, come quelli de Il primo caffè del mattino, vanno ancora da lui a farsi preparare un buon caffè.

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Come ci si trasforma da baristi a scrittori

È stato l’amore a innescare il bisogno di Diego Galdino di scrivere: «sono diventato uno scrittore per amore di una ragazza, senza aver mai scritto niente prima di allora.» racconta nell’intervista. È stata lei a fargli scoprire Rosamunde Pilcher, scrittrice inglese di romanzi sentimentali, di cui Galdino si appassiona immediatamente. «Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie» e decise così di partire verso l’Inghilterra: «Andrò io per te – le promise – e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Fu un viaggio incredibile, ma fu quello che successe al ritorno a definire la loro storia: «Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene.»

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Il rapporto tra caffè e vita

Il rapporto tra Diego Galdino e la professione del barista è di lunga data, anzi, come spiega l’autore «Si può dire che io sia nato dietro al bancone di un bar nel vero senso della parola, perché a mia madre si ruppero le acque proprio dietro a quello stesso bancone dove io ho imparato a fare i caffè e ancora oggi ne preparo a miei clienti/amici/famigliari e protagonisti dei miei due romanzi dedicati al caffè.» D’altra parte però solo una parte dell’opera dello scrittore è strettamente legata al suo mondo fatto di bar e caffè: scrivere può rivelarsi un modo per fuggire dalla routine quotidiana e gli ambienti che vediamo ogni giorno.

Eppure, quando c’è da affrontare un momento difficile, è naturale per Galdino tornare a parlare un po’ di sé nei propri libri: «Anch’io come Massimo il protagonista de Il primo caffè del mattino ho perso un grande amico, un secondo padre. È stata una perdita, come accade nel mio nuovo romanzo, improvvisa, destabilizzante, per me e per il bar. Qualche mese dopo anche mio padre, quello vero, si è ammalato gravemente. Così sono rimasto da solo, sia fuori, che dietro il bancone del bar.»

scrivere di amore

Perché scrivere di amore

Quando si tratta di sfogarsi su un foglio bianco è importante muoversi di getto, senza pensarci troppo. «A me piace scrivere romanzi d’amore, perché scrivo quello che sento, quello che il mio cuore ha bisogno di esternare, io amo l’amore e tutti i suoi derivati.» Per l’autore la scrittura deve essere un modo per mettersi a nudo, scrivere è «una seduta terapeutica», come confessa lo stesso Diego Galdino. Nel descrivere il suo lato romantico l’autore non può fare a meno di appellarsi al suo essere barista: «Ogni essere umano chi più chi meno credo abbia un lato romantico, per questo la componente romantica in un barista non può non esserci. La passione, l’amore che lui mette nel preparare il caffè cercando di far innamorare le papille gustative dei suoi clienti equivale allo sforzo dei poeti, dei pittori, degli scultori che con la loro arte cercavano di esprimere se stessi ed i propri stati d’animo, per far innamorare con le loro opere chi aveva modo di osservarle da vicino. Perché se ci metti l’amore viene tutto più buono.»

Matteo Buonanno Seves

Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.