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Allevamento di leoni: il Sudafrica lo vieta per la conservazione

L’allevamento di leoni in Sudafrica rappresenta da anni una redditizia industria. Finalmente il governo ha deciso di fermarlo e i contrasti non mancano.

L’allevamento di leoni in Sudafrica costituisce un business multimilionario. La situazione dei grandi felini è disperata e, con il pretesto della conservazione, da anni gli esemplari in cattività subiscono ogni genere di barbarie. A trarne vantaggio sono stati in realtà turismo, caccia e mercato nero. Ora il governo è pronto a dire stop e il dibattito è più acceso che mai.

allevamento di leoni

I leoni in Sudafrica:

L’allevamento di leoni in Sudafrica rappresenta una questione controversa. L’habitat della specie si sta riducendo in tutto il continente, a causa di cambiamento climatico, bracconaggio e sviluppo di infrastrutture. I contatti tra leoni e comunità rurali sono sempre più frequenti e i risultati sono disastrosi. Nel Paese i grandi felini allo stato brado sono circa 2.000. Gli esemplari in cattività oscillano, invece, tra i 6.000 e gli 8.000 e, secondo alcune stime arrivano a 12.000. Barbara Creecy, Ministro dell’ambiente, ha ora dichiarato la volontà del governo di dire stop agli allevamenti. Non hanno infatti contribuito alla conservazione, ma hanno, invece, minato la reputazione del Paese anche in ambito turistico.

Gli allevamenti:

L’allevamento di leoni in Sudafrica solleva molte proteste. I felini vengono cresciuti in spazi minuscoli, con cure veterinarie insufficienti e scarsa nutrizione. Le femmine sono sottoposte a ritmi riproduttivi massacranti e i cuccioli vengono strappati alle madri perché possano accoppiarsi prima. I leoni allevati popolano spesso le riserve di caccia, dove, sedati, diventano prede dei turisti. Questi ultimi pagano cifre esorbitanti anche per essere fotografati con i cuccioli. Esiste persino un fiorente commercio di ossa di leone, estremamente richieste per la medicina tradizionale cinese. C’è infine il rischio che le precarie condizioni degli allevamenti offrano a virus e batteri l’occasione di svilupparsi e fare il salto di specie.

La battaglia per la conservazione:

Il dibattito sull’allevamento di leoni dura da anni. Un panel formato da Creecy nel 2019 aveva presentato un report di ben 600 pagine sull’argomento, con la richiesta di fermare subito la pratica. Il lavoro raccomandava, poi, di distruggere le scorte di ossa esistenti e di concedere l’eutanasia agli esemplari nati e cresciuti in cattività. Oggi molti interpretano il provvedimento come una vittoria per umanità e natura, ma altri si dicono preoccupati. L’economista Michael ‘t Sas-Rolfes teme che la chiusura dei canali legali finisca solo per alimentare il mercato nero e chiede un approccio più cauto. Molti vorrebbero, poi, proseguire con il commercio di ossa e propongono l’adozione di norme più stringenti.

Lo stop all’allevamento di leoni non è certo giunto inatteso. Pensare ai grandi felini sottoposti a quotidiane torture non può lasciare indifferenti. I leoni non sono né animali da compagnia per i turisti, né trofei per i cacciatori. Dimenticarsene è un errore e, dato l’approccio del governo sudafricano, un “lunga vita al re della savana” appare d’obbligo.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.