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Allevamenti intensivi: quali sono conseguenze sull’ambiente

Un problema poco discusso ma davvero allarmante per la salute del pianeta è quello degli allevamenti intensivi. Vediamo di capire cosa sono e quali danni causano all’ambiente.

Gli allevamenti intensivi sono un argomento poco dibattuto dai media e poche persone se ne sono occupate direttamente, cercando di vederci più chiaro. Intanto, cominciamo con il chiarire cosa si intende per allevamento intensivo. Quando si parla di allevamento, oggi, ci si discosta davvero di molto da quella che era l’economia agricola globale in cui si allevavano animali da cortile in sinergia con l’agricoltura. I primi infatti producevano scarti utilizzati per la concimazione e, allo stesso tempo, fornivano forza lavoro.

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L’industria degli allevamenti intensivi invece risulta totalmente slegata dall’agricoltura, la quale al contrario è al suo servizio per la produzione dei mangimi. In quest’ottica, l’allevamento intensivo, non a caso chiamato anche industriale, mira a massimizzare la produzione minimizzando costi, spazi, macchinari e farmaci.

Qualche dato sugli allevamenti intensivi

Per chiarire la vastità del fenomeno facciamo ricorso ai numeri che da soli dicono molto: l’85% dei polli e il 95% dei suini che arrivano alla nostra tavola provengono da allevamenti intensivi; il 71% del suolo agricolo disponibile è destinato alla produzione del mangime per gli allevamenti; la conversione in mangime prima e in derivati animali poi fa perdere il 70% delle calorie, quantitativo che da solo basterebbe a sfamare 3 miliardi di persone.

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Un altro aspetto, non certo secondario degli allevameti intensivi, è il benessere degli animali. Sempre nell’ottica di massimizzazione dei profitti, gli animali vivono all’interno di capannoni e spesso non hanno mai visto la luce del sole. Non è questo il luogo in cui denunciare lo stato in cui trascorrono la loro vita: basti sapere che questo andrà a riflettersi in modo piuttosto diretto sulla qualità di ciò che mangiamo.

Le conseguenze maggiori degli allevamenti intensivi però, oltre che sulla salute dell’uomo, si riflettono sull’ambiente. In primis, lo smaltimento dei liquami oltre che dispendioso sta lentamente avvelenando le falde acquifere a causa della presenza di antibiotici, ormoni e metalli pesanti somministrati agli animali. Impossibile poi non ricordare che per la produzione di un chilogrammo di carne sono necessari dai 2.000 ai 3.000 litri di acqua.

Quanto inquina un allevamento intensivo?

Secondo un rapporto della FAO è stato stimato che il 18% delle emissioni responsabili dell’inquinamento atmosferico è costituta dai gas derivanti dagli allevamenti intensivi. Diretta conseguenza di questo aspetto sono le piogge acide che vanno anche a compromettere la fertilità del suolo.

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L’eccessiva presenza di azoto nei liquami poi ha compromesso il sistema marino favorendo lo sviluppo sregolato delle alghe. Tra i danni ambientali diretti, imputabili agli allevamenti intensivi alla massiccia coltivazione dei mangimi, ci sono l’effetto serra, la deforestazione e lab, nonché il consumo di suolo.

Viene da chiedersi quindi cosa possiamo fare nel nostro piccolo per limitare il problema e la risposta è piuttosto semplice sebbene articolata su più punti:

  • Diminuire il consumo di carne a favore dei legumi;
  • Scegliere la carne in base al tipo di allevamento;
  • Optare per razze locali;
  • Quando possibile, rivolgersi direttamente ai piccoli allevatori;
  • Variare le specie e non limitarsi ai tagli più pregiati.

In futuro non possiamo che sperare in allevamenti più sostenibili, non solo per gli animali, ma anche per il pianeta, soprattutto in considerazione del fatto che la popolazione mondiale è destinata ad aumentare nei prossimi anni.

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Dopo una Laurea in Ingegneria mi sono allontanata dai numeri e avvicinata a nuove forme di espressione, come la fotografia e la scrittura. Il mio blog, Il Cucchiaio Verde, racchiude entrambe le passioni e ha come filo conduttore uno stile di vita vegetariano.