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Alghe cattura CO2: il futuro del sequestro di anidride carbonica?

I nuovi impianti di cattura e sequestro di CO2 fanno sempre più affidamento sulle alghe e le startup si affrettano a vendere crediti di carbonio.

Crea un problema, trova e vendi una soluzione: è certamente un’abilità tutta umana. Per far fronte alle emissioni di carbonio la tecnologia sta cercando risposte come grandi centrali in grado di “succhiare” via gas serra dall’atmosfera per poterli immagazzinare nel sottosuolo. In futuro tuttavia potranno esistere soluzioni altrettanto innovative e meno dispendiose in termini energetici, capaci di fare affidamento su un insospettabile alleato: le alghe. Il “mercato” delle alghe cattura CO2 è in piena espansione e non solo si preannuncia efficace ed allargabile su larga scala ma, cosa da non sottovalutare mai in questi casi, estremamente remunerativo.

alghe cattura CO2
Foto: Davie Bicker @Pixabay

Alghe cattura CO2, come funzionano?

La tecnologia attuale per il sequestro e la cattura dell’anidride carbonica dall’atmosfera è semplice quanto testata nel tempo: piantare alberi. Il “problema” di piantare nuovi alberi e far crescere foreste è che, quando l’intento è sequestrare CO2 dall’atmosfera in modo duraturo, non è una soluzione troppo efficace: gli alberi non solo sono facile vittima di incendi, ma una volta che l’albero muore tutta la CO2 sequestrata ritorna nell’atmosfera. Più recentemente l’innovazione tecnologica ha spinto a soluzioni più estreme, come vere e proprie centrali in grado di “aspirare” anidride carbonica e immagazzinarla nel sottosuolo. Il problema? I costi elevatissimi in termini di energia.

Per questa ragione le alghe cattura CO2 potrebbero rappresentare una soluzione interessante, longeva e decisamente più economica. Diverse start-up stanno testando la tecnologia in grado di sfruttare la luce del sole e l’acqua del mare per replicare le condizioni ideali alla crescita di alghe. Le alghe crescono velocemente, fino a 10 volte più velocemente degli alberi e sono in grado di assorbire fino 50 volte più CO2. Una volta “mature” le alghe vengono essiccate e la biomassa ottenuta viene interrata, eliminando così in modo permanente dall’atmosfera la CO2 sequestrata.

Perché servono alghe che catturano l’anidride carbonica

L’ideale per evitare i danni più letali di un riscaldamento globale incontrollato, ovviamente, sarebbe ridurre le nostre emissioni di gas serra. Ma vista la difficoltà a raggiungere un accordo comune, un’alternativa per tentare di “azzerare” il più possibile i conti è quella di sfruttare il meccanismo del carbon offset e dei crediti di carbonio. Un’azienda incapace (o senza la volontà) di investire per ridurre le proprie emissioni può “comprare” dei progetti attorno al mondo in grado di ridurre o sequestrare la stessa quantità di CO2 emessa dall’attività aziendale. In genere, si tratta di progetti di piantumazione a basso costo in aree remote del mondo o altri progetti dal risultato quantitativo difficilmente verificabile.

La tecnologia delle alghe cattura CO2 rappresenterebbe invece uno strumento ideale per quantificare in modo esatto quanta CO2 è stata sequestrata dall’atmosfera e per garantire quel risultato duraturo nel tempo necessario per la verifica ufficiale del carbon offset. Insomma: il metodo perfetto per vendere crediti di carbonio affidabili e a prezzi contenuti.

Limiti e incertezze della tecnologia

Al momento la tecnologia è nelle fasi iniziali. La startup Brilliant Planet ad esempio sta testando un impianto da 30 ettari nel deserto sulla costa del Marocco capace di rimuovere dalle 1500 alle 3000 tonnellate di CO2 all’anno. L’acqua del mare viene pompata in grandi cisterne dove le alghe impiegano fino a 30 giorni per crescere. Una volta maturate vengono essiccate e il carbonio “catturato” all’interno dei loro tessuti viene interrato nel deserto. L’acqua invece ritorna al mare. Costo dei crediti di carbonio sequestrato in questo modo: meno di 100 euro a tonnellata.

Al momento tuttavia gli effetti ambientali a lungo termine delle alghe cattura CO2 restano da stabilire, sia per gli effetti sulle acque che quelli sulla terraferma, in particolare se la tecnologia dovesse realmente prendere piede nei prossimi anni portando a impianti di grandi dimensioni. Brilliant Planet si sta concentrando nel seppellire le alghe nel deserto ma altre startup invece punterebbero sull’affondamento delle alghe essiccate nelle acque dell’oceano. Insomma, il rischio, come spesso accade è quello di tentare di risolvere un problema, creandone di nuovi.

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.