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Quando alberi e animali sostituiscono il ghiaccio

Ne stiamo parlando sotto tanti punti di vista diversi, dalle ondate di caldo alla siccità in Italia, ma a preoccupare sono anche malattie e animali, come le alci, che in Alaska sostituiscono le foche.


Le notizie si alternano veloci, tra caldo anomale e tempeste più dannose che utili, ma ormai sono anni che siamo abituati a sentir crollare record dopo record di temperature massime e minime, così abituati da essere quasi indifferenti. Nel frattempo però molti organismi stanno percependo eccome la differenza: gli habitat cambiano, i territori di appartenenza si sovrappongono e le malattie riescono a diffondersi lì dove prima erano sconosciute.

Quando alberi e animali sostituiscono il ghiaccio

Un circolo tanto vizioso quanto letale

Le temperature e più in generale le caratteristiche climatiche hanno sempre delimitato le zone in cui determinati organismi hanno la possibilità di sopravvivere. Niente di nuovo in questa affermazione, animali più o meno abituati a vivere in certi ambienti fanno molta fatica a stare al passo con il cambiamento climatico. Qual è la soluzione più semplice, a questo punto, per sopravvivere? Semplice: spostarsi dove il clima è più adatto alla loro sopravvivenza.

Un circolo tanto vizioso quanto letale

Il risultato però può essere disastroso: con l’innalzamento delle temperature si stanno osservando massicce migrazioni di piante e animali dal sud al nord sempre più caldo, mentre la neve del permafrost lascia il passo ad una vegetazione più scura. Un esempio questo di circolo vizioso, dove le piante tendono ad intrappolare calore vicino al terreno piuttosto che riflettere le radiazioni solari come avrebbe fatto la neve, innescando un ulteriore riscaldamento.

Stesse malattie, luoghi diversi

Per questo motivo le alci, per esempio, sono stati tra i primi animali a spostarsi dai loro habitat in Alaska verso latitudini più settentrionali, probabilmente richiamate dal verde che in questi ultimi anni riesce ad infiltrarsi anche oltre il circolo polare artico. Se prima i cacciatori dell’estremo nord america si cibavano di foche oggi sono diventati le alci il loro banchetto preferito.

Stesse malattie, luoghi diversi

I problemi però diventano molto più gravi quando si finisce col tirare in ballo alcuni insetti dannosi per le coltivazioni, come le falene Diamondback, che devastano cavoli e cavolfiori. Diventano sempre più comuni funghi e parassiti delle piante di caffè nell’America Latina, ma anche più vicino a noi, in Francia, spuntano malattie poco conosciute di viti e ulivi.

Anche noi umani non siamo al sicuro, anzi: la malaria sta raggiungendo quote a cui mai era arrivata prima sia in Colombia che in Etiopia, mentre in Svezia diversi laghi e molti corsi d’acqua risultano ora contaminati da un parassita che provoca una malattia conosciuta come giardiasi. È facile intuirlo, a questo punto, senza un cambiamento di rotta repentino questi cambiamenti non potranno che diventare più intensi.

Fonti: avvenire.it – theguardian.com

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.